mercoledì 28 agosto 2019

La parata: la nuova strada di Dave Eggers

Parlare di Dave Eggers, significa fare riferimento a uno dei più consolidati autori americani del nostro tempo. Uno scrittore che sempre si è mosso nell’ectoplasma della nostra contemporaneità per tematiche e sguardo, sempre ancorato al presente ma rivolto a una visione legata all’analisi – tutta letteraria - del futuro. 

Un nome che negli ultimi anni avevo perso: vuoi per il lento tramonto che, dopo Il cerchio, ha avuto in casa Mondadori, vuoi per gli ultimi libri - non a caso - poco rumorosi nel panorama italiano. Trattasi però di un tramonto tutto nostrano, parliamo sempre di uno di quelli che fanno la differenza. Un dettaglio che non è sfuggito a Feltrinelli. Questo 2019 
porta così un cambio editore. Dave’s back, questa volta con tanto di parata.

La parata (Feltrinelli) può essere considerato a tutti gli effetti un libro minore, un romanzo breve ma comunque rappresentativo, anche per i neofiti, per quelli che ad Eggers arrivano adesso. Gli apprezzamenti di Chimamanda Ngozi Adichie e quelli di un autore esigente come Georgi Gospodinov, potranno poi tranquillizzare i più scettici. 




Molte volte ho sentito dire e ho riflettuto su come la letteratura americana nasca soprattutto dal contrasto, da quel momento di scontro che nella narrazione a stelle e strisce trova terreno fertile. Basti pensare a quella disputa accesa tra un marinaio e una certa balena bianca, a quella sorta di scontro padre.

Lo scontro di Eggers mette da parte questa visione atavica e oceanica, spostandosi sulla terra ferma: qui due città sono legate da una lunga guerra, da un racconto neanche troppo velato di fame e distruzione. Sarà una strada a diventare il ponte da attraversare verso la normalità, verso la pace. La Rs-80, una macchina super all’avanguardia, muovendosi verticalmente e macinando chilometri su chilometri, adempirà al suo compito, alla costruzione di questa. A monitorarla 4 e 9, i due uomini dai quali dipenderà la realizzazione del progetto e della conseguente parata, della riconciliazione festaiola pronta a mettere il punto sull’ennesimo periodo buio.


Così come aveva fatto in libri di grande successo come Ologramma per il re, anche qui i personaggi di Eggers tendono a essere agli antipodi. Come se fosse uno schema fisso e tutto eggersiano, c’è sempre l’intenzione di creare un cortocircuito tra chi è investito da una responsabilità morale/professionale, un peso che gli gravità sul cuore e un accompagnatore solitamente ironico, disilluso e - le volte - anche problematico.

4 è l’uomo del dovere, colui che si è adattato alle meccaniche del nuovo mondo. 9 si dedica agli eccessi, a quello che nella devastazione lo fa ancora sentire vivo. Ne La parata i nomi non significano nulla, contano i numeri, i fatti.

L'esercito del governo non poteva raggiungerci, non poteva trovarci. Ma ora siamo pronti a entrare in questo secolo. C'è ancora del vecchio odio tra di noi e loro, ma la strada, per me, sarà la fine dell'odio.

E di odio nei libri americani ne sta comparendo sempre di più, sempre con più protagonismo. Difficile non individuarne le motivazioni analizzando il clima politico e il dibattito pubblico rispetto diverse tematiche. Eggers nel periodo dei muri sembra pensare alle strade, alla violenza risponde con la misericordia ma senza nessun intento moralistico.

La strada supera i 200 Km, il paesaggio cambia, così come la gente. Tutto viene descritto, senza mai giudicare, senza frasi ad effetto, lasciando al lettore le conclusioni. 




Ma parliamo ancora di schemi eggersiani, di quelli che fanno di questo libro un piccolo manifesto. Da una parte la sottrazione temporale, la vicenda infatti sembra esser narrata in un futuro prossimo, troppo vicino potrebbe pensare il lettore. Da quel futuro arrivano però delle tecnologie che non ci sembreranno così distanti e che Eggers ha sempre usato come grimaldello per aprire la porta del domani. Dietro di questa tanti what if e l’ignoto, contano i fatti, giusto ripeterlo.

La parata potrebbe essere un libro sulle ramificazioni del lavoro, sul potere salvifico dei giovani, sul ruolo dell’etica nella nostra società e sulla speranza. Tutto molto bello, Eggers però ci trascina verso un finale amaro e al tempo stesso coraggioso, uno di quelli che ribaltano qualsiasi tema e ci fanno rimanere soli di fronte uno spettacolo terribile. 

La nuova strada di Eggers sembra sia quella del coraggio.

Anche di fronte la tragedia continuano le descrizioni, anche nei momenti in cui la menzogna vince su tutto e la bellezza è uscita fuori da una carreggiata piena di gente urlante.

2 commenti: