sabato 31 agosto 2019

Alan Pauls: Il confine è un limite. #InViaggioConSUR

Dal 21 al 24 febbraio 2019, a Torino, è andato in scena #InViaggioConSUR. Il festival letterario organizzato dalla casa editrice SUR in collaborazione con la Scuola Holden, ha permesso al pubblico di scoprire e poter incontrare cinque scrittori provenienti da tre diversi paesi latinoamericani: Alan Pauls, José Muñoz, Vera Giaconi, Laia Jufresa e Eduardo Rabasa. Passando per Argentina, Uruguay e Messico, una quattro giorni di eventi e di incroci letterari. Dal nord al sud, un vero e proprio viaggio nella Letteratura del Sud America.



Ho avuto modo d’immergermi in giorni di eventi e di interviste, in modo da poter restituire una mappa ben precisa e addentrarmi in una letteratura sempre più apprezzata. Tra i tanti, ho parlato anche con Alan Pauls, uno dei suoi più importanti rappresentanti.

Parlando di un paese complesso, dei suoi libri più significativi e di come raccontarlo - spenta poi la videocamera - tra Argentina e influenze, abbiamo continuato, proseguendo la via.

 

A proposito di Argentina abbiamo avuto modo di ricostruire un percorso fatto di voci per te importanti, abbiamo delineato una mappa letteraria, tracciando delle linee che ti hanno fatto capire come raccontare il tuo paese. Tra queste direzioni diverse ci sono degli autori ai quali i confini stavano (e stanno) un po' stretti e i più si sono mossi tra il Sud America e l’Europa. Ho poi scoperto che in questo momento anche tu hai attraversato quei confini e stai vivendo a Berlino. 

Mi chiedo quindi che rapporto ci sia tra il tuo racconto dell’Argentina e il tuo concetto di confine.

Per me il confine è un limite. L'idea di limite equivale in qualche modo a un punto di tensione, questo mi sembra sia inutile se la frontiera è qualcosa che non si può attraversare, che è completamente chiusa. Allo stesso modo, può servire così poco se si trasforma in una sorta di canale totalmente fluido con un passaggio non controllato.

mercoledì 28 agosto 2019

La parata: la nuova strada di Dave Eggers

Parlare di Dave Eggers, significa fare riferimento a uno dei più consolidati autori americani del nostro tempo. Uno scrittore che sempre si è mosso nell’ectoplasma della nostra contemporaneità per tematiche e sguardo, sempre ancorato al presente ma rivolto a una visione legata all’analisi – tutta letteraria - del futuro. 

Un nome che negli ultimi anni avevo perso: vuoi per il lento tramonto che, dopo Il cerchio, ha avuto in casa Mondadori, vuoi per gli ultimi libri - non a caso - poco rumorosi nel panorama italiano. Trattasi però di un tramonto tutto nostrano, parliamo sempre di uno di quelli che fanno la differenza. Un dettaglio che non è sfuggito a Feltrinelli. Questo 2019 
porta così un cambio editore. Dave’s back, questa volta con tanto di parata.

La parata (Feltrinelli) può essere considerato a tutti gli effetti un libro minore, un romanzo breve ma comunque rappresentativo, anche per i neofiti, per quelli che ad Eggers arrivano adesso. Gli apprezzamenti di Chimamanda Ngozi Adichie e quelli di un autore esigente come Georgi Gospodinov, potranno poi tranquillizzare i più scettici. 




Molte volte ho sentito dire e ho riflettuto su come la letteratura americana nasca soprattutto dal contrasto, da quel momento di scontro che nella narrazione a stelle e strisce trova terreno fertile. Basti pensare a quella disputa accesa tra un marinaio e una certa balena bianca, a quella sorta di scontro padre.

Lo scontro di Eggers mette da parte questa visione atavica e oceanica, spostandosi sulla terra ferma: qui due città sono legate da una lunga guerra, da un racconto neanche troppo velato di fame e distruzione. Sarà una strada a diventare il ponte da attraversare verso la normalità, verso la pace. La Rs-80, una macchina super all’avanguardia, muovendosi verticalmente e macinando chilometri su chilometri, adempirà al suo compito, alla costruzione di questa. A monitorarla 4 e 9, i due uomini dai quali dipenderà la realizzazione del progetto e della conseguente parata, della riconciliazione festaiola pronta a mettere il punto sull’ennesimo periodo buio.