lunedì 27 maggio 2019

Matthias Nawrat: Mi sento in qualche modo un fratello di Gombrowicz. #LeInterviste

Era Lev Tolstoj che scriveva di come tutte le famiglie felici si assomigliassero fra loro e di come ogni famiglia infelice fosse poi infelice a modo suo. Lui però, a differenza di Matthias Nawrat, era molto lontano dal concetto contemporaneo di famiglia imprenditoriale. Forse lo ero anche io e solo dopo aver letto Imprenditori (edito L’Orma Editore) ho capito come la felicità e l’infelicità familiari siano veicolate da dinamiche ancora più complesse, tutte racchiuse in questa favola che parla della nostra realtà.

Tolstoj sembra uscire un po’ malconcio dal cangiante modello familiare dei nostri giorni, proprio lui che era tanto vicino alle dinamiche e al discorso intorno al lavoro. Dai servi della gleba all'organizzazione dell’io del XXI secolo, sarebbe sicuramente rimasto affascinato dalle mutazioni sotterranee che sembrano regolare l’amore verso il nucleo familiare, fino alla cura dell’officina della nostra casa, in questo caso costellata di chiodi, tubi e dinamite.



Nato in Polonia ma naturalizzato tedesco, Nawrat parte da un nucleo familiare tradizionale e lo immerge in un tempo e in un luogo indefinito in cui l’imprenditoria sembra farla da padrone, da vero padrone. Un padrone che sembra aver letto attentamente La ricchezza delle nazioni di Adam Smith, per poi volerlo superare con una visione di un modello economico ancora più ambizioso.

Così durante l’ultimo Book Pride ho avuto modo di farmi raccontare meglio di questa imprenditoria così apparentemente fantastica e sfumata.

Cominciamo da un aspetto tanto banale quanto fondamentale. Con Imprenditori sei stato pubblicato per la prima volta in Italia e grazie all'attenta proposta de L’Orma ti scopriamo oggi con questo libro. 
Mi interessa sapere che tipo di scrittore sei.

Direi che sono qualcuno che prende la lingua sul serio. Vorrei scrivere in un modo che renda sensibili il mondo e le storie che racconto e nel farlo, vorrei usare una lingua che permetta al lettore di vedere in modo totalmente nuovo cose che magari già conosce.

Alcune "cose" che già conosciamo sono ad esempio i due grandi blocchi che compongono questo libro uscito nel 2014: parlo del lavoro e della famiglia. Nonostante siano passati diversi anni, possiamo ancora trovare questi due temi al centro del dibattito contemporaneo?