mercoledì 3 aprile 2019

Guillem López: È cambiata la nostra visione del mondo e la letteratura deve rispettarla. #LeInterviste

Due anni fa avevo incontrato e conosciuto Guillem López, un autore difficile da etichettare. Questo lo avevo capito subito, sicuramente osservandolo durante una colazione organizzata in occasione della 30esima edizione del Salone del Libro di Torino, ma ancora prima leggendo il suo Challenger, il primo libro proposto ai lettori italiani da Eris Edizioni.

Da Challenger siamo passati a VentunoLópez ha avuto modo di farsi conoscere e chi lo ha letto, compreso il sottoscritto, aspettava con ansia di poterlo rincontrare sia tra le pagine che dal vivo. Così infatti è successo, BookPride19 per l'esattezza. Esce in anteprima Ventuno e ne approfitto per fare un discorso più ampio con uno di quegli autori a cui i confini vanno stretti e che questa volta si è spinto verso quel pozzo nel quale un destino cerca di sottrarsi alla sua sorte apparentemente già scritta. 




Ti ho conosciuto con Challenger, potrei dire di averti conosciuto con il cielo. Con Ventuno siamo passati da quel cielo al sottosuolo. Cosa è successo nel mentre?

Buona domanda, è successa una cosa molto grande, molto importante. Tra la scrittura di Challenger e quella di Ventuno, sono diventato padre. 
Avevo iniziato a scrivere un altro libro che non era questo ma che aveva la stessa idea di base, quella del pozzo per l’esattezza. Stavo quindi lavorando a un romanzo sotterraneo, lo scenario era esattamente lo stesso e quest’idea è sorta con tanta forza che ho dovuto scriverla: ho dovuto lasciare il progetto precedente e mi sono dovuto buttare su questo. L’altro era un progetto molto più simile a Challenger, una sorta di fantasia urbana molto vicina.

Ventuno, rispetto a Challenger, è un romanzo molto diverso ma in certi punti molto simile. Anche questo, soprattutto quando lo si legge, è un libro esplosivo, è un romanzo breve, intenso e non ha nulla a che vedere con la paternità perché l’unica cosa che accomuna la paternità ai due progetti è stato l’aver deciso di mollare un lavoro per dedicarmi ad altro. Quella necessità mi ha fatto iniziare questa storia nonostante avessi già fatto un word building per l’altro romanzo che poi è diventato una serie di racconti che ho pubblicato in Spagna su riviste.

Una differenza netta rispetto a Challenger però c’è, ed è quella degli spazi. Penso ad alcuni spazi chiusi e al rapporto che hanno con i personaggi di Challenger. Dalla biblioteca, a una qualsiasi stanza descritta, quando c'era una situazione di pericolo, i tuoi protagonisti uscivano fuori da quei contesti pericolosi, avevano un’alternativa. Qui sotto, con Ventuno, no.

Questa è una buonissima lettura perché se guardiamo tutto da un punto di vista ontologico possiamo fare una distinzione rispetto una visione mistica. Se guardiamo Challenger ha la mistica dell’ascensione ma ce l’ha anche il pozzo, questo mondo sotterraneo descritto in Ventuno. Questo potrebbe essere il filo conduttore che unisce questi due romanzi diversissimi tra di loro, in realtà non ci avevo mai pensato fino a quando non me l’hai fatto notare: c’è questa idea di ascesa verso un punto.