domenica 10 febbraio 2019

Le Ricrescite di Sergio Nelli

Se la collana di narrativa targata Tunué era sempre stata per me sinonimo di nuove scoperte, con Ricrescite di Sergio Nelli ho dovuto rivedere questa idea, ampliarla. Scoperte sì - penso agli esordi che hanno lasciato il segno e ad autori più navigati che hanno trovato una nuova dimensione nella consolidata proposta diretta da Vanni Santoni- ma questa volta, allargando l’orizzonte, anche di RI-scoperte. 

Questo il caso di Ricrescite, primo di svariati recuperi atti a riproporre in una nuova veste libri tutti italiani e ingiustamente dimenticati. Un titolo che grazie alla sua esperienza di lettura non aveva dimenticato (soprattutto!) Antonio Moresco, da quando questa storia di dolore uscì originariamente per Bollati Boringhieri



È un libro magico e a parlarne troppo lo si soffoca”. 

Parafrasando Moresco ho cominciato anche io così, senza volermi soffocare nelle aspettative e lasciandomi trascinare verso questa ricrescita annunciata. 

Durante la lettura sarà lo stesso Nelli a proteggersi da una vivisezione, con l’aiuto di Sartre e svariate esigenze personali. Pensare a Ricrescite come un romanzo puro, volerlo etichettare, significherebbe pensare con perizia al lavoro di un artigiano, di uno scrittore nella fattispecie. Ma qui verremo da subito messi di fronte all'uomo. L’artigiano di questo, di noi tutti, non può che essere solo Dio e se questo non ci fosse, non esistesse, all’uomo non rimarrebbero solo che interrogativi personali e l’assenza di una natura in favore di una “condizione” assai scomoda con cui fare i conti. 

I conti dovrà farli qualsiasi lettore, così come la voce narrante: un uomo immerso in una profonda crisi, in un momento di estrema vulnerabilità comunque arginato a causa della presenza di un figlio da dover guidare verso una ricrescita personale e al tempo stesso collettiva. 

Federico cerca di spiegarmi cos'è un pensiero. (...) Chiedo se gli piacciono i pensieri. No, perché sono brutti, dice. Sempre brutti? Non pensi mai a qualcosa di bello? no, risponde. Poi ci ripensa: sì, dice, cose MOLTO belle, ma sono tutti segreti. 

I segreti del mondo che ci circonda sono forse troppi e cercare una sorta di armonia con un continuo non detto con il quale convivere sembra l’intento di questo percorso. Aspiriamo a una ricrescita partendo da un punto iniziale in cui siamo tutti parte di fabbriche fatte di spasimi.

Una continua intermittenza, una non definizione sono anche le caratteristiche di un libro che è fatto di una lingua personale e mutevole. Sono immagini suggestive quelle di Ricrescite, sono al tempo stesso fantasmatiche e vicine al bianco e al nero ma non tralasciano sfumature e colori sbiaditi. Sono cieli rurali e vomitati nei quali la luce inaspettata cerca la bellezza della natura tutta. Rimane però un percorso fatto prevalentemente di buio, di tanto buio. 

Per le scale pensavo che nel buio si sta con gli occhi chiusi. 

Nel mentre il tempo passa, così come le stagioni, con i suoi punti di vista nuovi e i piccoli cambiamenti. Passiamo in percorsi apparentemente sempre uguali, in giorni e gironi di semi-vita senza accorgerci della naturalezza del nostro dolore. 

Nessuno è mai cambiato, 
alcuna cosa al mondo, 
senza rimediare una caduta. 

Ma poi cos'è quella natura? Quanto poi abbiamo bisogno e siamo costretti a servirci di essa per arrivare al nostro traguardo. 

Aveva ragione Moresco, Nelli un po’ un’esperienza magica lo è stata. Soprattutto nelle sue forme, nelle sue poesie, nelle sue zone d’ombra. Quel tipo di lettura da sconsigliare a chi cerca grandi trame e soluzioni ma da spingere verso chi cerca domande e un tipo di letteratura lenitiva. Un antidoto alla solitudine per nulla immediato, da doversi conquistare con qualche rilettura, con la possibilità di non dover chiudere tutto, di accettare la forma imperfetta di un nuovo cambiamento. 

V2 I cambiamenti sono positivi, purché si mantengano le radici. 
V1 È tutto un fermento. 
V2 Un fiorire di possibilità.

Le radici diventano troppo spesso quelle del dolore, quello che infligge quel mix di tempo e natura famelica e che a volte ci impiglia in fili dorati. Tra la vita e la morte è questa la storia di una luce capace di irradiare il buio della nostra pupilla ed entrare nella nostra zona fantasma per illuminare il nostro limbo. A noi sempre ogni scelta, con Riscrescite l’opportunità di scoprire un ibrido pieno di possibilità.

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