giovedì 13 dicembre 2018

Camanchaca. Intervista a Diego Zúñiga.

È nella mia famelica e trasversale esplorazione della letteratura latinoamericana che mi sono imbattuto in Diego Zúñiga. Classe ’87 inserito nella “Bogotà39”, la lista delle voci under quaranta più interessanti del Sud America. Ricordo mi bastarono una manciata di racconti letti in passato per farmi un’idea sulla qualità di questo autore cileno.

Grande la sorpresa nel ritrovarlo tra le nuove proposte de La nuova frontiera di questo fine 2018.

Durante Più libri più libri, la fiera Nazionale della piccola e media editoria di Roma, ho avuto modo di partecipare a una colazione a base di Cile, memoria e origini. Accompagnato da Il tè tostato, Mangialibri e Doppiozero abbiamo parlato di Camanchaca, un viaggio attraverso il deserto di Atacama verso i fantasmi e le verità nascoste di un ragazzo sovrappeso che si fa simbolo della storia di un paese.




Un pick-up, il deserto scorre fuori dal finestrino e i pensieri viaggiano in luoghi sempre diversi e non sempre riconoscibili. Apparteniamo a una geografia complessa e non tutti i luoghi del presente e del passato sono segnalati sulla cartina.

Sono nato a Iquique, una città molto strana che sembrava dovesse sparire. C’è il mare e una montagna di terra che schiaccia ogni cosa ma un giorno l’acqua si mangerà tutto. Crescere in questa città che sai che un giorno sparirà ti rende molto cosciente del paesaggio che ti circonda.

Con il tempo mi sono reso conto che quando scrivo ho bisogno di mettere i personaggi in un luogo ben definito perché credo che il paesaggio possa determinare ogni persona in modo diverso. Quando vivi buona parte della tua infanzia in un posto quello stesso posto ti marca e nel mio caso credo che la provincia cilena sia molto diversa da Santiago, dalla capitale. Quel marchio ti rende diverso anche nei modi con cui impari a interagire con le altre persone
”.

Proprio durante una di queste colazioni, 
Paco Ignacio Taibo II disse che l’ispirazione non esiste, esistono esclusivamente le ore-culo, quei momenti in cui ti siedi e ti dedichi al tuo lavoro. Per la sua monumentale biografia su Guevara quelle ore-culo saranno state tante, forse troppe. E per Camanchaca?