domenica 24 giugno 2018

La Scatola di Lemarchand. Raccontare Clive Barker.

Erano gli anni delle superiori -non posso sbagliare-, guardando in retrospettiva tutto il mio percorso di letture, mi sarei potuto definire un lettore prevalentemente di genere e tra i vari nomi usati come vero e proprio amuleto, come manifesto del fantastico, non poteva mancare Clive Barker.

Ricordo l'emozione dopo l'aver scoperto uno scrittore così lontano da qualsiasi cosa mi fosse capitata a tiro, una voce al tempo stesso -con mia grande sorpresa- così dimenticata nel nostro paese.



Passano gli anni e Barker diventa una delle mie coperte di Linus, una sorta di nome da centellinare e verso il quale ritornare ogni volta avessi avuto voglia di toccare una letteratura scomoda ma confortante. Pagine e pagine macinate e libri su libri introvabili cercati tra mercatini e il meraviglioso mondo dell'internet. Anni nei quali quella penna diventata ormai modello, riuscì a consolidarsi, a convincermi in ogni sua forma mentre la sua diffusione non faceva molti miglioramenti.

In seguito mi resi conto di quanto il suo universo complesso fosse molto immediato da raccontare e nel farlo trovai, agli albori dei primi social, diverse persone altrettanto scottate e appassionate. Mi resi conto come quel tipo di orrore, in un momento in cui era visto con diffidenza da una grande fetta di lettori, dovesse essere raccontato.

Articoli, video dedicati e un gruppo Facebook a tema: CLIVE BARKER - Italia. Un luogo per riunire una piccola comunità di fedeli, tenerci aggiornati sulle letture e le news dedicate al nostro. Questo quanto successo negli ultimi anni di consigli appassionati pronti ad abbracciare soprattutto nuovi lettori lontani da questo autore.

domenica 17 giugno 2018

Progetto Stigma, tra Èpos e prigioni. Intervista a Marco Galli #LeInterviste

Un qualcosa come il Progetto Stigma in Italia non è mai esistito.

Ho preso coscienza di questo dettaglio quando in occasione dell’ultima edizione del Salone del Libro di Torino ho incontrato Marco Galli allo stand Eris Edizioni. Ad accompagnare il sottoscritto Una banda di Cefali, Emozioni in Font, Il Lunedì dei Libri e Carla Gambale di tararabundidee, tutti pronti ad approfondire e sviscerare il suo Èpos, il primo graphic novel targato Stigma, la prima uscita di un progetto sicuramente meritevole di attenzione.



MG: Dentro Stigma ci sono diversi autori che si autogestiscono, su tutti i lavori c’è un approccio di gruppo dove si parla di ogni aspetto del libro. L’autore ha poi l’ultima parola prima della pubblicazione, per cui anche se AkaB, la figura che si occupa dell’editing e fa da collante, mi suggerisse ad esempio di cambiare copertina io ho comunque il diritto di declinare, se sono davvero convinto della mia scelta.
È un collettivo anomalo, siamo tutti autori professionisti a parte qualche giovane esordiente, abbiamo libri alle spalle pubblicati da case editrici importanti, italiane e estere (per esempio Alberto Ponticelli, che ha lavorato con Marvel e DC). Non siamo un collettivo alle prime armi e proprio per questo aspetto, fare anche l’editing su noi stessi, in modo un po’ arrogante, ci sembra una cosa normale. Quell'arroganza è per noi indice di libertà.

Abbiamo anche un gruppo chiamato Dummy con il quale era uscito Le 5 fasi, un libro pubblicato per Edizioni BD. Un lavoro sulle cinque fasi del dolore nell'elaborazione del lutto, ci lavorarono in sei di noi: AkaB, Ponticelli, Squaz, Angri, Officina infernale e Ausonia, alla grafica. In verità nel gruppo Dummy siamo in nove e da anni si parlava di fare un qualcosa come Stigma, fino a quanto AkaB -circa un anno fa- si è svegliato una mattina e ha pensato: lo faccio io!
L'idea è quella di fare quattro libri all'anno e la nostra copertura, la nostra programmazione, arriva al momento fino a 2022. Ci siamo poi appoggiati ad Eris perché sono una delle migliori realtà italiane legate al fumetto, troviamo in loro un supporto logistico e ci siamo affiancati nella battaglia per far arrivare i nostri libri in libreria. Abbiamo quindi una casa editrice che ospita un’altra casa editrice al suo interno gestendo anche le nostre formule di pre-order (che danno diritto ad avere un albo supplementare).

U
na cosa simile la fece Moebius negli anni settanta, in Francia, creando insieme ad altri Les Humanoïdes Associés, sfociato poi nella rivista Metal Hurlant un collettivo che rivoluzionò il mondo del fumetto. Noi non abbiamo queste ambizioni ma sappiamo di aver portato qualcosa di nuovo in Italia. Cercheremo inoltre di fare una rivista annuale seguita da altri progetti, nostra intenzione restava e resta comunque il mettere l’autore al centro di tutto e, per dire, in fase di pre-ordine l’autore prende il 30% del ricavato. Funziona un po’ come un anticipo, ma è ovvio che devi vendere un buon numero di copie. Al momento non si parla ancora di numeri incredibili ma siamo un anomalia nel mercato dei fumetti, dobbiamo essere digeriti e comunque le vendite hanno superato abbondantemente le nostre aspettative: abbiamo cominciato a fare rumore!

A noi interessano libri che non hanno molti compromessi. Chiamateci collettivo ma siamo casa editrice.

Cefali: Il tuo è stato il primo volume di Stigma, potremmo dire che ha fatto un po’ la cavia. Come mai questa decisione? È stata una scelta collettiva o ci sono state delle votazioni?