venerdì 18 maggio 2018

La Splendente e il fascino del mito di Cesare Sinatti #LeInterviste

Cesare Sinatti è un giovane autore appassionato di mitologia e filosofia. Dopo aver vinto l'edizione 2016 del Premio Calvino ha pubblicato La Splendente (Feltrinelli), il suo primo romanzo, il suo esordio legato all'Iliade.

Trattare di un argomento come quello del mito, mettersi in contatto con una serie di storie così ataviche non è per niente facile ma fidandomi delle proposte lanciate da questa realtà tutta torinese ho deciso di immergermi in una delle vicende più antiche di sempre, raccontata in questo caso attraverso diverse varianti.



Un'esperienza felice di domande universali e sentimenti profondi mi ha portato a voler incontrare Sinatti per discutere diversi aspetti di questo libro: dalla genesi di una storia ambiziosa, passando per il processo di pubblicazione di un esordio fino al cuore del romanzo.

Come mai hai deciso di candidarti al Premio Calvino? Raccontami questa esperienza.

Il Premio Calvino è una delle prime cose che salta fuori se vuoi pubblicare un libro. Per un esordiente che si interessa 
un pochino al come farsi pubblicare, il Premio è un’istituzione, una delle prime cose a cui si fa riferimento.
L’aspetto più interessante del Calvino è quello di ricevere una sorta di feedback. Io volevo un parere su quello che avevo scritto, avevo finito il romanzo e avevo ultimato gli ultimi aspetti prima della scadenza della partecipazione, era l’ultimo anno che potevo avere lo sconto under 25 e mi sono infilato. 
Dopo c’è stata la chiamata dei finalisti e la finale piena di emozioni perché fino all'ultimo non si sa il nome del vincitore. È stata una grande esperienza piena di incontri e conclusa con la pubblicazione che non mi aspettavo.

E il passaggio a Feltrinelli?

Durante la premiazione ci sono molti editori partecipanti, Feltrinelli aveva letto il mio romanzo e siccome era per loro un’opera valida ci siamo messi in contatto.

Una volta selezionato come e quanto hai lavorato sul testo? 

In realtà secondo loro il libro era un testo molto pulito, c’è stato editing ma per nulla pesante. Non nascondo di essere stato preoccupato per questo aspetto siccome i libri a volte vengono pesantemente rimaneggiati soprattutto quando uno è agli inizi. Nel mio caso l’editing è stato molto puntuale soprattutto su alcuni capitoli e io ho potuto sempre dire la mia, partecipando in maniera attiva. Così facendo il libro è rimasto lo stesso testo che ho presentato al Calvino ma migliorato.

Quando leggevo il romanzo ho più volte pensato: sto leggendo una bella riscrittura. Possiamo definire La Splendente come tale? 

Non lo so dipende da cosa pensiamo che io stia riscrivendo. Ho un modo molto spicciolo per descrivere il libro, dico che è un libro sull'Iliade, ovviamente l’Iliade racconta un episodio localizzato. Io ho esteso tutto parlando di altri miti con l’intenzione di raccontarli, in realtà credo di non aver fatto un’operazione molto diversa da quelle che sono state fatte nel mito e nella storia. 

C’è infatti uno scheletro di storie condivise -quelle del mito greco- e poi ogni autore nel corso della storia ha aggiunto il suo. Carattere del personaggio, collegamento con una certa situazione storica, collegamento con una certa cultura. Io volevo fare questa operazione qui.

domenica 6 maggio 2018

Ritorno a Port William. I primi viaggi di Andy Catlett.

Ho parlato molte volte di Wendell Berry, di quell'anziano autore americano del Kentucky definito da molti il contadino pazzo. Diventato una delle voci più rappresentative della collana dei Senza Frontiere di Edizioni Lindau, dopo avermi più volte conquistato nel corso degli ultimi anni, è ritornato tra le mie mani con I primi viaggi di Andy Catlett.

Cambia nuovamente il punto di vista per quest'ultima vicenda ma Port William, la città rurale immaginata da Berry, lo sfondo di ogni sua storia rimane sempre lo stesso, proprio come lo ricordavo.



Di libro in libro sono stato spontaneamente abituato a ritornare tra quelle strade che ormai conosco bene, tra tutti i cognomi di quei nuclei familiari rasserenanti, seguendo una vicenda sempre diversa raccontata da un punto di vista sempre inedito.

Questa è stata la volta del piccolo Andy, anche lui come il sottoscritto di ritorno a Port William, lui per ritrovare i nonni e intraprendere il suo primo viaggio da ometto, io per accompagnarlo nel silenzio della natura.

È l'America rurale del 1943 e anche questa volta Berry muove sullo sfondo la Storia di tutti filtrandola attraverso lo sguardo del microcosmo, del piccolo paesino e di come questo attraversi i grandi eventi. Qui c'è la gente, dai genitori agli stessi nonni di Andy, che ha già resistito alla crisi del '29 e nulla può sprecare in una dimensione che si avvia verso la modernità. La guerra si muove e c'è il rischio di vedere un futuro pieno di ruderi sempre meno comprensibili.

La guerra aveva cambiato tutto. Stava cambiando il mondo, e anche noi.