mercoledì 20 dicembre 2017

Uccidendo Nani a Bastonate. La poetica del delirio di Alberto Laiseca

Se dovessi elencare le scoperte letterarie più inaspettate dell'anno dovrei obbligatoriamente citare Alberto Laiseca, uno degli autori di punta del catalogo de Gli Eccentrici, la collana di letteratura ispano-americana di Edizioni Arcoiris.

Scoperto dopo la sua recente scomparsa con Le avventure di un romanziere atonale, ho approfondito ulteriormente questo scrittore di difficile classificazione ma capace di strappare apprezzamenti da autori come Ricardo Piglia. Il suo Uccidendo Nani a Bastonate, l'ultimo lavoro edito in Italia, è il motivo di questo secondo approccio destabilizzante.




La figura di Laiseca è senza dubbio associata alla leggenda de Los Sorias, romanzo di più di mille pagine al quale sono in qualche modo legati tutti i suoi libri. Quello dell'autore argentino è infatti un macrocosmo in cui dominano le forze del delirio fatto di racconti intersecati e collegati da leggende lontane.

Così anche Uccidendo Nani a Bastonate, una serie di racconti estremi che storia dopo storia formano il quadro completo davanti al quale il lettore dovrà tirare le sue conclusioni, osservando, guardando oltre quei colori acidi e quel senso di smarrimento.

Due sono le componenti più incisive:
-La prima è quella della disgrazia, dell'uomo schiacciato dalle regole del mondo di Laiseca, senza dubbio più disturbante ma intrisa comunque di un'ironia sottile.
-La seconda è smaccatamente politica, la Tecnocrazia sarà infatti la figura regolatrice per la quale non sarà difficile scorgere un'aspra critica ai grandi totalitarismi dello scorso secolo.

Era come se l'Essere cercasse di sfruttare a proprio vantaggio la disgrazia. E così alla fine pretesti e frasi fatte si trasformarono in allegorie divoratrici che facevano a pezzi i loro stessi inventori.

I corpi verranno distrutti, la pazzia sarà cosa ordinaria, la politica il laboratorio attraverso cui sperimentare sull'essere umano alimentando il rapporto tra questo e la scienza. Una scienza lontana da qualsiasi idea concepita dal lettore che potrà solo indicarla come uno degli espedienti usati per alimentare la poetica del delirio.

Mi sono più volte interrogato su cosa possa significare tutto ciò, su come una narrazione comandata dal delirio possa essere così incisiva nel suo essere un misto di risate e profonda inquietudine.

L'opera di Alberto Laiseca, i suoi nani, la palese miseria a cui sono soggetti tutti i suoi narratori, diventano coerenti solo in una dimensione delirante. Solo una dimensione distorta fatta di parole inventate, grottesco ed estremismo può reggere una narrazione il cui intento è raggiungere la verità da strade troppo poco battute, forzate qui da una narrativa fuori da qualsiasi schema, pericolosa ma mai sterile.

(...) non dubito che riuscirà a scoprire la verità attraverso il dislocamento  delle esagerazioni.




Con Uccidendo Nani a Bastonate mi sono reso conto di aver scoperto un autore dal peso incalcolabile ancora poco valorizzato in Europa, forse proprio per le sue peculiarità. Una penna legata allo stesso tempo al passato, ai suoi classici, e a un presente in cui riscoprire la buona letteratura di genere. Una letteratura imbastita, in questo caso, dalla forma più piena del delirio che tra queste pagine diventa universale.

Un delirio universale che si lega alla poetica aristotelica, a quella più antica fondata sul'etica e la morale, come se solo estremizzando il mondo, portandolo agli eccessi, potremmo vederne la sua vera forma, quella più innamorata dell'uomo giusto.



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