giovedì 19 ottobre 2017

La vita come una canzone. Norwegian Blues di Levi Henriksen

Trovo sia sempre meno difficile, tra i molteplici romanzi letti, trovare storie di emozioni dirette e confini netti. Con Norwegian Blues di Levi Henriksen (edito Iperborea) mi sono ricordato del fascino delle storie arcobaleno, quelle storie intime e delicate in cui convivono contemporaneamente il sole e la pioggia.











Jim Gystad ha raggiunto i quarant'anni e nonostante abbia dedicato parte della sua vita alla musica non si sente ancora realizzato. Tra una sbronza e l'altra è alla continua ricerca di quei musicisti che fanno meno rumore possibile, a favore del loro messaggio, della voglia di comunicare. 

I fratelli Thorsen, un trio di anziani cantanti composto da due sorelle e un fratello, diventa la via di fuga da una vita immobilizzata dai rimpianti. Poco più di qualche nota cantata in una chiesa basta per avvicinare le star e provare a coinvolgerle in un progetto improbabile.

Nel mezzo Henriksen inserisce una serie di emozioni contrastanti: tra vecchi artisti capaci di affrontare la morte con lo stesso sguardo di sfida con cui hanno affrontato la vita, vendette che sono una pigra forma di sofferenza e una melodia sempre accattivante di sottofondo, una di quelle che ti fanno tamburellare le dita anche quando tutto va male.

"Se c'è una cosa che ho imparato è che la vita è piena di diavoli. Alla fine ne trovi sempre uno abbastanza piccolo da riuscire a vincere senza bruciarti".

Norwegian Blues è quella canzone del passato, quella fischiettata nonostante gli anni, piena di ricordi e di melanconia. Lo stesso motivetto trattenuto da un anziano ormai rassegnato ai dolori del quotidiano, abbandonato dalla fiducia e dalla felicità.

Sono emozioni intime e familiari quelle nelle quali sono entrato in punta di piedi, quasi sentendomi di troppo, in mio aiuto una scrittura limpida e piena, grazie alla quale ho potuto calarmi nella veridicità di un piccolo paese.

Il vero amore non è quello che si proclama ai quattro venti o che dà vita a lunghe e contorte poesie senza punteggiatura. No. Il vero amore non occupa più spazio di due mani una accanto all'altra sul sedile posteriore di un'auto.

Una canzone che ha il suono di una preghiera quando la luce del giorno taglia la notte fredda e buia nel momento più difficile, rivelando l'altro, il mondo nuovo, quello scoperto grazie all'amore per il prossimo.


Il romanzo di Levi Henriksen è l'ennesima dimostrazione di come Iperborea, al di là dei suoi classici, riesca a pubblicare libri contemporanei estremamente godibili e appaganti. La consolidazione di una proposta sempre diversificata con cui ricordarsi, in questo caso, di tutte le nuove opportunità del quotidiano, della fede dei sentimenti e dell'intesa del dolore.

Ma l'arte non deve essere perfetta. Tutta la grande arte dovrebbe perseguire il giusto errore. 

Lo stesso errore davanti cui ci fermiamo con la testa fra le mani, quasi pietrificati e nuovamente chiusi in noi stessi. L'arte come la vita, questo sembra essere il motto di Henriksen. Una serie di parole cantate, consolatorie per qualsiasi tipo di lettore, come un vecchio blues questa volta rigorosamente norvegese.

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