giovedì 26 ottobre 2017

La letteratura delle radici: l'esordio di Elvis Malaj

Dopo essersi consolidato per le sue proposte variegate, Racconti Edizioni ha allargato i suoi orizzonti, il suo catalogo, ospitando la prima delle scarafaggesche voci italiane. Qualità e forma breve rimangono le costanti, abbracciate anche da Dal tuo terrazzo si vede casa mia di Elvis Malaj.
Giovanissimo autore di origine albanese, trasferitosi in Italia all'età di quindici anni, il quale potrebbe dar inizio a un dibattito molto interessante legato alla letteratura italiana di oggi.


Quelle di Malaj sono storie a metà tra l'Italia e l'Albania in cui i protagonisti di queste due culture diverse si incontrano nelle relazioni del quotidiano, nelle faccende di tutti i giorni, nelle cose della vita.

Penso alla nostra letteratura italiana, al suo legame con la tradizione dialettale, alle sue caratteristiche consolidate fatte di territorialità e di temi ricorrenti legati al cuore del nostro paese. In questo quadro approssimativo, Malaj si inserisce con prepotenza, con il suo sfondo sfumato dalla sua terra d'origine e dalla sua scrittura legata alla nostra lingua.

Dal quel terrazzo oltre la casa del mio interlocutore, sono riuscito a scorgere una nuova dimora, una forma di letteratura che per quanto sia in costruzione e non ancora definita, riesce a raccontare un'Italia multiculturale, senza che questa perda la sua identità. Un luogo che negli ultimi quindici anni è mutato ed è finalmente raccontato per come si presenta guardando fuori dalla finestra di casa nostra, in questo preciso momento, servendosi delle emozioni e della sensibilità dei numerosi personaggi di questi racconti.

giovedì 19 ottobre 2017

La vita come una canzone. Norwegian Blues di Levi Henriksen

Trovo sia sempre meno difficile, tra i molteplici romanzi letti, trovare storie di emozioni dirette e confini netti. Con Norwegian Blues di Levi Henriksen (edito Iperborea) mi sono ricordato del fascino delle storie arcobaleno, quelle storie intime e delicate in cui convivono contemporaneamente il sole e la pioggia.











Jim Gystad ha raggiunto i quarant'anni e nonostante abbia dedicato parte della sua vita alla musica non si sente ancora realizzato. Tra una sbronza e l'altra è alla continua ricerca di quei musicisti che fanno meno rumore possibile, a favore del loro messaggio, della voglia di comunicare. 

I fratelli Thorsen, un trio di anziani cantanti composto da due sorelle e un fratello, diventa la via di fuga da una vita immobilizzata dai rimpianti. Poco più di qualche nota cantata in una chiesa basta per avvicinare le star e provare a coinvolgerle in un progetto improbabile.

mercoledì 18 ottobre 2017

Aspettando BOOKCITY 2017 #BCM17

Dal 16 al 19 Novembre torna l'appuntamento con BookCity, la manifestazione tutta milanese che di anno in anno trasforma una città in un grandissimo evento letterario collettivo.

Qui la canonica selezione degli eventi più interessanti secondo #UnAntidotoControLaSolitudine.








Giovedì 16 Novembre
19.00 Eve Harris, finalista al The Man Booker Prize del 2013 arriva in Italia per una serie di date in occasione del Premio Letterario ADEI-WIZO "Adelina Della Pergola". Occasione per conoscere un'autrice diverisificata (Open)


Eve Harris

Venerdì 17 Novembre
17.00 Claudio Morandini e Alessandro Zaccuri. La montagna nei libri (Museo di storia naturale). 
21.00 Helena Janeczek presenta La ragazza con la Leica (Guanda), modera Francesco M. Cataluccio (Frigoriferi Milanesi). 

giovedì 12 ottobre 2017

Meglio regnare all'inferno: Perché i serial killer popolano il cinema, la letteratura e la TV. #LeInterviste

Negli ultimi anni mi è sembrato di percepire una sorta di ritorno all'orrore. Un nuovo avvicinamento alimentato da Cinema, Serie Tv e -anche se timidamente- dalla Letteratura. 
Negli anni della nostalgia, in cui l'interesse al passato tanto funziona, mi sono interrogato su come sia stato possibile questo ritorno al male.

Per l'uscita di Meglio regnare all'inferno (Lindau) ho pensato di fare due chiacchiere con Mario Arturo Iannaccone, sul suo studio della figura del serial killer e sulla nostra contemporaneità nera, su questa antica fascinazione.




Volendo definire questo libro uno studio sulla figura del serial killer dall’Ottocento ai giorni nostri passando per ogni tipo di arte, ci racconti come è nata questa ricerca e l’aspetto più complesso in cui ti sei imbattuto?

La ricerca nasce da uno studio che mi fu richiesto anni fa sulle vittime degli 
omicidi violenti. Lo scopo dello studio era limitato soltanto ad alcuni aspetti e solo in seguito ho continuato a studiare l'argomento, arricchendolo con la mia lunga frequentazione con la letteratura, il cinema e infine anche la televisione crime. Ho deciso di concentrami proprio sul serial killer perché mi sono reso conto - come tanti, credo - di quanto sia diventato nel tempo una tipologia di personaggio che viene inserito quasi obbligatoriamente nelle narrazioni nere anche se, a stare alla statistiche, è un personaggio sovrarappresentato: la sua frequenza nell'immaginario non riflette affatto la realtà. Il serial killer è un concentrato di malvagità, follia, devianza, solitudine utilissimo allo sviluppo delle storie moderne. Il suo uccidere a puntate si adatta alla serialità televisiva e a quella romanzesca. 

L’aspetto più complesso, a parte l’eziologia (cosa spinge a uccidere per uccidere), è la manipolazione a cui la figura del serial killer è stata sottoposta per interessi diversi e persino opposti. 
Ad esempio, negli anni Ottanta, dopo il caso Atlanta Child Murder (1978-1981), quando fu coniata la definizione e il nome serial killer, esso rappresentava il giovane trasgressivo dei due precedenti decenni: trasgressione sessuale e omicidiaria venivano spesso uniti. Ne ho parlato qui.

domenica 8 ottobre 2017

Alexandra Kleeman: L'anima è imprigionata in come appariamo. #LeInterviste

Durante l'ultima edizione de La Grande Invasione, il festival letterario di Ivrea, oltre le numerose riconferme tra autori ed editori consolidati, è stato il turno degli esordi. In particolare quello di Edizioni Black Coffee e di Alexandra Kleeman, autrice di punta del giovane editore a stelle e strisce.

Dopo aver letto Il Corpo Che Vuoi, primo romanzo dell'autrice americana, ho avuto modo di incontrarla in occasione del suo tour italiano per chiacchierare di corpi, fantasmi e dolore.



Come è nato Il Corpo che vuoi? Mi racconti il cuore di questo libro? 

Quando si tratta del tuo primo romanzo, passi tutta la vita ad immagazzinare ciò che ci vuoi mettere dentro. Ecco perché il secondo romanzo è sempre più difficile, hai già usato molto di ciò che avevi messo da parte fino a quel momento. 

Crescendo in America ti viene da pensare a tutte le moltissime stranezze del tuo quartiere e della tua città ma quasi non ti senti autorizzato ad usarle. Mi sono poi detta: -Non dovrei sentirmi una scrittrice perché la scrittura è per le cose grandi e non per i sobborghi e i Walmart?-. Quindi una delle sfide che mi sono auto imposta è stata quella di scrivere un romanzo basato sul mondo reale, poiché più volte ho letto cose davvero fantastiche dedicate alla nostra quotidianità. 

Ci sono cose che cerco con impegno di rendere significanti, per poi credere non valga la pena prenderle in considerazione perché ho come l'impressione che il mondo mi dica siano cose di bassa cultura e noiose. Per esempio, se sei una donna, generalmente passi molto del tuo tempo, della tua giornata, a prenderti cura del tuo corpo. Non è un argomento serio di cui parlare, così solitamente viene detto. Io invece penso lo sia. Il corpo che vuoi è nato seguendo l'idea per la quale il nostro corpo non è immutabile, ma possiamo cambiarlo e possiamo farlo in tanti modi diversi.

giovedì 5 ottobre 2017

Kazuo Ishiguro, il Nobel delle emozioni

Parliamoci chiaro, l'assegnazione del Nobel alla Letteratura è sempre una faccenda spinosa. Di anno in anno viene nominato uno scrittore più o meno conosciuto il cui nome finisce dritto nella storia della letteratura mondiale.

Mentre i meme su Philip Roth circolano in rete, mi ritrovo nuovamente a riflettere sul senso del premio vinto quest'anno da Kazuo Ishiguro.
Ogni anno c'è infatti un aspetto diverso sul quale fermarsi, dall'anonimato di Modiano (autore in Italia conosciuto da pochi lettori), all'ibrido tra letteratura e giornalismo della Aleksievič passando per la scelta discutibile di premiare un cantautore.


Questa volta sono fermamente convinto che Ishiguro, tralasciando le decine di altrettanto o forse più meritevoli autori, sia lo scrittore giusto.
La motivazione data dall'Accademia di Svezia non mi smuove nessun tipo di perplessità.

"che nei romanzi di grande forza emotiva ha scoperto l'abisso sotto il nostro illusorio senso di connessione con il mondo".

Molto suggestivo il merito, le parole usate per motivare una decisione presa molto tempestivamente. Forza emotiva, illusione, connessione con il mondo.