domenica 9 luglio 2017

Guillem López: Challenger e il senso della meraviglia. #LeInterviste

Florida, 28 gennaio 1986. Lo space shuttle Challenger, dopo più di un minuto dal suo decollo, esplode in diretta televisiva. Un evento del quale ignoravo ogni tipo dettaglio, un pezzo di storia americana preso in prestito da Guillem López, un giovane scrittore spagnolo di successo mondiale, pubblicato per la prima volta in Italia da Eris Edizioni.

In occasione della 30ª edizione del Salone del Libro, durante una colazione, ho avuto l'onore di parlare con l'autore del suo Challenger.




Un romanzo per racconti, così potremmo definire questa narrazione fatta di 73 frammenti, una moltitudine di storie diverse che coinvolgeranno altrettanti protagonisti nel momento di questa tragedia a stelle e strisce. Menzione speciale per la curatissima edizione italiana tradotta da Francesca Bianchi e arricchita dalle illustrazioni di Sonny Partipilo.

Ogni singola scena viene condizionata ed è legata a questo evento, vero e proprio perno di tutti i racconti. Uno spartiacque dal quale López ha deciso di partire per intersecare le sue storie.

Ho scelto di raccontare partendo da questa tragedia perché sono uno scrittore di genere fantastico, in questo caso di fantascienza e avevo bisogno di unire un evento che fosse parte dell'immaginario collettivo e di accostarlo a una realtà incontestabile, inconfutabile come quella dell'incidente al Challenger. 
Questo è esistito, la tragedia è accaduta realmente e questa era la maniera perfetta per unire reale e fantastico e accordarli insieme. Questa relazione sono convinto riesca a creare una catarsi nel lettore: mettere appunto nella realtà, in quello che abbiamo tutti i giorni, l'elemento fantastico, l'inaspettato, il senso di meraviglia.

Un salto nei generi più disparati, dall'horror alla fantascienza, a una sensibilità vagamente carveriana, per sottolineare la vita vera, quella delle difficoltà, del sopravvivere ai nostri orrori quotidiani attraverso una realtà in questo caso mutata e distorta.

La vita, per quasi tutto il mondo occidentale, è l'insieme dei resti di un naufragio che danzano al suono della marea.

Una scrittura calibrata in ogni suo aspetto atta a sottolineare le intersezioni tra la vita e la morte.

Per quanto riguarda la vita e la morte in questo romanzo, non credo di aver fissato, in queste storie come in generale, un inizio e una fine perché non credo esista neanche nella vita. Con questo libro volevo raccontare molto di più il caso dell'esistenza, a questa credo di essere molto più legato.

Challenger è un romanzo fatto di momenti molto intensi e altrettanti momenti scanzonati, di verità sotterranee grazie alle quali ironia e casualità si fondono creando un libro di grande intrattenimento, non equiparabile ai grandi maestri del genere ma comunque di gran effetto.
Tra questi la grande affinità di genere con China Miéville e una grande profezia rivelata.

Questa profezia dice che quando io e Miéville ci incontreremo nello stesso momento e nello stesso luogo collasserà l'universo. 



Tralasciando i risvolti ironici, nel caso di Miéville stiamo osservando da anni una sorta di decostruzione di un genere come quello della fantascienza che ha una storia molto lunga e sta cercando, grazie all'innovazione, nuove alternative. Il caso di Guillem López è invece del tutto diverso.

I non sono sicuro che Miéville voglia e stia decostruendo il genere ma in realtà credo usi il suo bagaglio di influenze e il suo linguaggio per costruire il suo immaginario, il suo mondo. Lui è sicuramente un autore di grandissima influenza per me e per molti altri scrittori. Il suo punto di forza sono gli elementi di critica sociale di cui si serve, ad esempio nel suo ultimo libro October (inedito in Italia) parla della rivoluzione russa avendo un punto di vista molto politico e impegnato. Io credo sia oggi impossibile per uno scrittore non esserlo e non occuparsi dei nostri cambiamenti contemporanei che vediamo tutti i giorni. Usiamo quindi paradigmi economici e sociali -ma anche di genere- per veicolare questo cambiamento. 

La sua coerenza è la sua caratteristica che più apprezzo poiché credo che gli autori di fantascienza siano quelli più capaci di farsi veicolo di questo cambiamento, di parlarne e profilarne quello che può essere un cambiamento futuro che siano utopie o distopie. È una necessità profonda di noi scrittori, proprio quella di proiettarsi verso il futuro e di poterlo ipotizzare e immaginare. Credo sia più difficile farlo a breve termine, per uno scrittore è molto più difficile immaginarsi quello che succederà tra 5-6 anni rispetto a quanto non sia più semplice farlo con un tempo molto più lungo, ipotizzando futuri molto più lontani. Questo è il motore del genere fantastico che abbraccio con Challenger.

Un autore solare, fermo sulle sue convinzioni, capace di sedersi nel suo shuttle personale senza nessuna paura. 
Challenger è stato un'esperienza strana, singolare e solo guardando il sorriso del suo autore non ho faticato a credere, per un solo istante, che tutto potesse essere diverso. La nostra vita sembra già scritta, così come quella del Challenger, scritta dentro una nuvola esplosiva in un misto di sorpresa, repulsione e dipendenza.

Traduzione Francesca Bianchi

Nessun commento:

Posta un commento