mercoledì 14 giugno 2017

Chilean Electric di Nona Fernández

Negli ultimi mesi il nome di Nona Fernández è stato una costante tra le letture del sottoscritto. Vuoi perché ha saputo conquistarmi nuovamente riga dopo riga, vuoi perché attorno a questa scrittrice cilena i suoi editori italiani stanno facendo un ottimo lavoro di -meritata- valorizzazione.

Dopo aver sofferto per la rabbia di Mapocho (gran vìa), il suo libro d'esordio, sono passato per Chilean Electric, l'ultimo lavoro edito da Edicola Ediciones, rimanendone colpito per l'ennesima volta.


Quando la luce è arrivata a Santiago ho visto cambiare tutto. Nel buio più profondo ogni sagoma ha acquisito la sua forma con grande stupore. Nessuno ricordava delle notti illuminate, come se fossero impossibilitati a farlo e il ricordo fosse perso nella tenebra.

Al tocco di un semplice interruttore, la luce ha risuscitato per la prima volta il giorno in un paese in cui alla scomparsa, alla morte, si è abituati.

Mi disse che la luce elettrica si burlava del tempo e questo nessuno, nemmeno chi aveva la mente illuminata, poteva farlo.

Anche il tempo è stato piegato, tutto è diventato confuso, passato e presente sono diventati una sola entità e per orientarmi mi sono affidato al racconto dei più anziani. Ho vissuto una storia tramandata oralmente da chi c'era quando quell'interruttore fu schiacciato in una piazza affollata piena di speranza. Una storia che nonostante la distanza mi ha coinvolto in prima persona lasciando dettagli profondi da elaborare, da contemplare con l'immaginazione e da illuminare con cautela in un gioco di verità e menzogna.

Le storie dei nonni illuminano il passato, la nostra visione le proietta nel presente e verso il futuro.

La stessa verità nascosta dalla Tv, dai cassetti bui e dal trascorrere del tempo e che andrà quindi registrata in un momento in cui il nuovo, il presente, ha sostituito il vecchio e questo è ancora così importante per i nostri sentimenti, per la nostra storia, per la nostra infanzia.

Chilean Electric è un romanzo capace di alternare Pasolini all'intensità di alcune pagine vicinissime per tono e senso di collettività all'Amuleto di Roberto Bolaño della quale la Fernández era una sorta di sorella letteraria, una delle giovani autrici cilene sulle quali aveva scommesso (non a caso).



Il viaggio della Fernández continua tra i meandri dell'infanzia fino all'isola della maturità, il tempo in cui tutto dovrà essere compreso. Momento nel quale anche il lettore sarà osservatore della piazza del nostro io attraverso una parola, un odore o una foto sbiadita.

Amore e passione fuoriescono da ogni frase contrastando la storia di un paese famelico. Così inebriato di un misto di bellezza e disperazione mi sono chiesto che senso avesse tramandare ricordi non nostri e come mai mi stessero coinvolgendo così tanto.

(...) non sono una storica, né una politica, né un’economista e non mi compete entrare nel merito. L’unica cosa che posso fare è osservare. Osservare e trascrivere, illuminando con la letteratura la temibile oscurità.

Davanti un corpo abbandonato al sole ho avuto tutte le risposte, un corpo così fragile, oscurato dall'indifferenza e presente solo in uno dei miei tanti ricordi. Ricordi che diventano candele di speranza per il futuro, piccoli lumini incapaci di spegnersi sorretti dalla narrativa di una scrittrice ad oggi imprescindibile.


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