martedì 27 giugno 2017

Tra Dio e l'infinito. La stanza di Therese

Le nostre vite sono fatte anche di periodi di blocco, quei momenti in cui ogni certezza vacilla nel dubbio. Le convinzioni e le nostre esperienze vengono in qualche modo attraversate da domande più grandi di noi, cavilli insidiosi o quesiti che nessun uomo è riuscito ancora a risolvere.

La stanza di Therese di Francesco D'Isa, l'ultimo libro della consolidata collana romanzi di Tunué, parte proprio da questo momento di profonda interrogazione, da un esperimento inedito e stimolante.





Therese, la protagonista del romanzo, ha deciso di ritirarsi in una stanza d'albergo. Luogo nel quale, persa nella sua solitudine, cercherà le conferme tanto desiderate. Durante il passare dei giorni sarà fondamentale la corrispondenza epistolare con la sorella, l'unica persona coinvolta da questa ricerca macchinosa e segreta.

Lo scambio grafico-epistolare fa' di questo libro il primo esemplare mai esistito legato a questa forma.
Quello di D'Isa si presenta da subito come un lavoro graficamente indiscutibile e curato in ogni singolo dettaglio per dar risalto a un dialogo familiare-filosofico.

Una discussione necessariamente filosofica in luce dell'obiettivo di Therese, quello di confrontarsi con il concetto di infinito, di dare una finitezza, una concretezza all'irraggiungibile. Scoprire inaspettatamente la vicinanza tra l'infinito e Dio, sarà lo stimolo successivo, il momento più stimolante. 

venerdì 16 giugno 2017

Happy Hour: il decadentismo femminile di Mary Miller

Mary Miller l'avevo scoperta con Last days of California, il primo romanzo di questa giovane autrice americana, scommessa azzeccata della ex-collana BlackCoffee di Edizioni Clichy. Sono passati diversi anni, quella collana è diventata un editore e il nome di Mary Miller è stato un ritorno più che gradito in luce della bravura dimostrata.

Happy Hour è la raccolta racconti precedente a quel romanzo on the road tanto amato e che, come tutte le storie curate da casa Black Coffee, si è rivelata un'esperienza strana e per nulla confortante.



Sedici storie di donne, raccontate, vissute ed elaborate da altrettante donne. Un cerchio tutto al femminile nel quale mi sono ritrovato da subito spaesato, in un mondo non mio, distante per natura e solidarietà maschile.

Il racconto degli ex, di tutti quegli uomini dai quali fuggire senza nessun rimpianto, è l'espediente per ricostruire una gamma di esperienze assurde in cui donne fragili, insicure, cercano nei dettagli, negli oggetti del mondo, i loro affetti e le loro mancanze.

Di fronte a presenze maschili apparentemente forti le ho viste adattarsi a delle vite vuote, chiedendomi come fosse possibile, come al sapere di determinati avvenimenti li accettassero con rassegnazione. Il confronto con l'altro sesso, qui tra queste pagine risulta fondamentale, un banco di prova per la sfida della vita.

Tutti ti lasciano qualcosa; avremmo ben poco a questo mondo, senza le persone che abbiamo incontrato.

mercoledì 14 giugno 2017

Chilean Electric di Nona Fernández

Negli ultimi mesi il nome di Nona Fernández è stato una costante tra le letture del sottoscritto. Vuoi perché ha saputo conquistarmi nuovamente riga dopo riga, vuoi perché attorno a questa scrittrice cilena i suoi editori italiani stanno facendo un ottimo lavoro di -meritata- valorizzazione.

Dopo aver sofferto per la rabbia di Mapocho (gran vìa), il suo libro d'esordio, sono passato per Chilean Electric, l'ultimo lavoro edito da Edicola Ediciones, rimanendone colpito per l'ennesima volta.


Quando la luce è arrivata a Santiago ho visto cambiare tutto. Nel buio più profondo ogni sagoma ha acquisito la sua forma con grande stupore. Nessuno ricordava delle notti illuminate, come se fossero impossibilitati a farlo e il ricordo fosse perso nella tenebra.

Al tocco di un semplice interruttore, la luce ha risuscitato per la prima volta il giorno in un paese in cui alla scomparsa, alla morte, si è abituati.

Mi disse che la luce elettrica si burlava del tempo e questo nessuno, nemmeno chi aveva la mente illuminata, poteva farlo.

Anche il tempo è stato piegato, tutto è diventato confuso, passato e presente sono diventati una sola entità e per orientarmi mi sono affidato al racconto dei più anziani. Ho vissuto una storia tramandata oralmente da chi c'era quando quell'interruttore fu schiacciato in una piazza affollata piena di speranza. Una storia che nonostante la distanza mi ha coinvolto in prima persona lasciando dettagli profondi da elaborare, da contemplare con l'immaginazione e da illuminare con cautela in un gioco di verità e menzogna.

domenica 11 giugno 2017

Un'imprecisa cosa felice di Silvia Greco

Tamponare il dolore in seguito a un lutto non è mai semplice. Ci sono vite dedicate alla commiserazione e al ricordo di chi ci ha lasciato. Ci sono vite in cui questo dolore non viene mai arginato. 

Come ci comporteremmo di fronte a una morte inaspettata sarebbe meglio non saperlo o, nel peggiore dei casi, ricordarlo. Nel caso invece di una morte tragicomica, una di quelle che solo i cartoni animati sanno mostrarci, l'esperienza potrebbe complicarsi ulteriormente. 

Queste sono le premesse di Un'imprecisa cosa felice, il romanzo d'esordio di Silvia Greco edito da Hacca edizioni e arricchito dalla delicatissima illustrazione di Maurizio Ceccato.





Quelle di Marta e di Nino sono due vite che con la morte hanno un rapporto molto stretto. Sono due anime bizzarre le quali camminano in un mondo privato, intimo, capace di oscurare la realtà e di far perdere coloro che nella disillusione cercano il conforto.

Marta e Nino hanno perso in maniera ridicola una parte di loro stessi, rimanendo da soli, con qualche giocattolo rotto tra le mani.