domenica 15 gennaio 2017

L'Illusione Monarca di Marcelo Cohen

La risacca, uno scroscio dopo l'altro, accoglie il moto circolare delle onde. La schiuma bianca cancella ogni segno dalla sabbia in una sfida nella quale il tempo non si stanca mai di giocare. In L'Illusione Monarca di Marcelo Cohen (gran víasono i muri a contenere il gioco, le onde e i loro movimenti.
Mare che allo stesso tempo cancella, libera e imprigiona.



Un penitenziario costruito su una spiaggia, mura indefinite a costeggiarlo, all'interno uomini dal passato oscuro, di fronte una distesa d'acqua cangiante. Questo lo scenario di Marcelo Cohen, autore argentino classe '51, capace di strappare gli apprezzamenti di un certo Ricardo Piglia.

In un paese che ambisce a essere una nazione, in cui gli uomini cadono come pioggia di polline o pietre, ha inizio la resistenza dell'uomo alle dinamiche di una reclusione anomala. Nel mentre il mare continua a brillare.

Il mare è un'illusione di continuità che a ogni istante si disintegra in violenze. La sabbia stessa, per cominciare, è un cimitero che a mezzogiorno si intiepidisce.

Con una lingua piena, poetica, Cohen padroneggia la barca dei rapporti umani tra metafore, significati nascosti e il tempo rubato.
Quale sia l'intento della reclusione, il modo di scappare, il confronto dei rapporti umani tra un detenuto e l'altro non è importante. Il mare continua a parlare.

Con il mare non si negozia in modo razionale. Il mare è imponente. Se è vicino, fa male. Se abbraccia, ricompensa o uccide.

L'obiettivo è trovare la nostra direzione, attraversare l'ignoto che ci circonda nonostante tutto remi contro la nostra volontà.
Un carcerato può essere il simbolo di una prigione interiore e la verità, la risoluzione di ogni tormento, la sua occultazione. 

Il mare restituisce i corpi di chi ha provato la fuga in una scorciatoia alla vita perché seguendo l'illusione monarca, sottostando alle sue regole, non c'è nessuna salvezza.

Così come ogni prigioniero l'illusione ha distorto anche me, portandomi a interrogarmi sulle intenzioni di Cohen, sui suoi giochi. Dal canonico intento politico della letteratura sud americana a un lavoro psicologico molto raffinato, molte sono le risposte. Già l'ho detto però, davanti al mare non sono però importanti.

Rimane la fragilità dell'uomo, il suo essere parte del mondo, persino conchiglia.

È molto complessa, la conchiglia: attrae la luce per attenuarla e, come una clessidra, si esime dagli obblighi perdendo il tempo dalle punte.

Di fronte a questa fuga contro il tempo, un mondo allo stesso tempo affascinante e inquieto di cui questo racconto lungo è solo una parte. Forte la voglia di nuotarci dentro, di scoprirlo ancora bracciata dopo bracciata, in modo da svelare il vero movente.

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