mercoledì 26 ottobre 2016

Emil Cioran: tra divagazioni e cannibalizzazione

Tra le diverse esperienze di lettura, può capitare di trovarsi davanti un testo anomalo, uno di quelli che per una serie di circostanze non ti sono mai capitati tra le mani. Libri non necessariamente ostici o labirintici ma che si presentano al lettore in una forma inedita. Questo il caso della prima pubblicazione italiana delle Divagazioni di Emil Cioran (Edizioni Lindau). 


Lo dice già il titolo. Divagazioni. Così, di divagazione in divagazione, ho affrontato uno dei più importanti filosofi del Novecento non sapendo assolutamente nulla di filosofia e dell'arte del filosofeggiare, ritrovandomi nel solito ruolo del lettore, questa volta però di fronte a quello che ritenevo essere un pensatore inedito.

Per raccontare Cioran ho deciso di attraversare alcune delle 
sue tempeste di parole - veri e propri scontri tra filosofia, teologia e aforismi- provando a raccontarvi la mia esperienza di lettura ancorandomi a lasciti e legami con la letteratura di genere che non ho potuto ignorare.

È bastato leggere un passaggio come questo-
Ogni punto nello spazio è un crocevia di strade che portano tutte alla morte, così come ogni punto nel tempo è la misura della distanza che ci separa da essa. Qualunque strada si voglia prendere, è lo stesso. I passi, comunque orientati, hanno sempre la stessa direzione. Come mai le ossa dei morti non si sono incendiate in quest’universo che corre sul carro funebre?
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per veder riaffiorare l’incipit dei miei amati Libri di sangue di Clive Barker. Un must della narrazione breve dell’orrore e il suo incipit che pare la risposta al quesito di Cioran, arrivata dopo quarant'anni attraverso un racconto di genere.

I morti hanno vie di comunicazione.
Percorrono le ignote distese dietro la nostra vita, animate dal traffico interminabile di anime dipartite, nell'infallibile procedere di treni fantasma, di vagoni di sogno. Capita di udire le vibrazioni e il tumulto del loro passaggio nei punti di rottura del mondo, attraverso le crepe aperte da atti di crudeltà, violenza e depravazione. 

Qualche divagazione dopo ecco apparire un secondo erede, l’ennesimo autore legato alla tradizione di questo filosofo rumeno: Thomas Ligotti. Da poco infatti ho affrontato questo autore americano (rivalutato dal grande pubblico grazie a Il Saggiatore) 
e le sue narrazioni filosofiche travestite anche in questo caso da racconto di genere.


Qui l’ennesimo collegamento con Cioran:

Dopo aver cercato invano nei libri e negli uomini risposte alle domande, ci rivolgiamo agli oggetti, che ci offrono una soluzione limpida e profonda: quella del silenzio.

Ligotti continua il discorso, senza perdere di vista il percorso tematico/filosofico.

Dovremmo essere grati alle lacune di conoscenza che limitando la nostra visione delle cose ci danno la possibilità di provare sensazioni. Dove troveremmo un pretesto per reagire alle cose, se le comprendessimo… tutte? Soltanto la mente distratta (quella persa 
nel silenzio cioraniano) rimane in balia dell’avventura delle emozioni intense. Fossimo privi dell’incertezza che nasce dall’ottenebramento – dalla condizione di essere posseduti dal proprio corpo e della pazzia che lo accompagna - sapremmo appassionarci allo spettacolo dell’universo (…)

Questo mi ha suggerito la mia esperienza, un rapporto di successione tra maestri contemporanei del genere che vede alla base, alla radice della scrittura, un padre nascosto non 
riconosciuto in maniera ufficiale. Logico aprire un’interrogazione sull’anima della storia dell’orrore.

Ma anche sull’anima Cioran sembra voler dire la sua.

Cos’è l’anima? Tutto ciò che in noi rifiuta di far parte del mondo. Uno straripamento illimitato di sé. Il suo unico ruolo è di divorare sé stessa, di essere il proprio cannibale.

Ecco quindi la conclusione alla quale sono arrivato:

Altri autori potrebbero aver cannibalizzato Cioran, attraversando anche altri generi e altre storie, occultando il corpo sotto uno strato umido di terra. Solo il
tempo potrebbe scoprire nuove ossa, nuovi occultatori, pronti a riconoscere l’importanza di Cioran di cui io non sospettavo nulla.

Questo nascondevano queste divagazione per il sottoscritto. Nessuna influenza ma una cannibalizzazione alla quale più volte avevo assistito senza mai accorgermi di niente. Un lavoro da maestri.


Per ulteriori approfondimenti ci sono i blog partecipanti alla #CioranWeek. Perché dedicare una cinque giorni a un filosofo oggi può avere ancora un senso e tra questi qualcuno potrebbe spiegare il perché meglio del sottoscritto.

Scopri di più su:

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