giovedì 2 giugno 2016

Lince rossa e altre storie di Rebecca Lee

Lince rossa e altre storie di Rebecca Lee è l'ennesima scommessa della collana Black Coffee di Edizioni Clichy. Una giovane autrice americana (in Italia del tutto inedita) e sette racconti dal taglio chirurgico e non immediato, rendono questo libro un prodotto difficilmente digeribile. 

                            

La lince è un animale schivo, muove i suoi passi nel silenzio del mondo mostrando una piccola maestosità e allo stesso tempo nascondendo una grande fragilità. I personaggi di Rebecca Lee seguono le stesse orme dell’animale, passo dopo passo muovono le loro insicurezze nel marasma della vita quotidiana e delle sue mille storie.


Proprio quei percorsi, tra alti e bassi come nella migliore tradizione della storia breve, costruiscono il cuore di un libro palesemente pensato ma allo stesso tempo sentito.

La lince può tra queste pagine diventare una figura metafisica, un simbolo di libertà e una preoccupazione. Il suo sguardo glaciale viene condiviso da ogni personaggio femminile che cerca di trovare la propria strada tra matrimoni falliti, la voglia di scoprire il mondo, il destino e il difficile ruolo di essere madre, ma anche dal mondo maschile e dalle sue responsabilità.

La capacità di utilizzare il linguaggio e quella di domare il fuoco scaturivano dallo stesso caldo, brillante insieme di geni, poiché in natura non si trovava mai l'uno senza l'altro.


Con uno stile impeccabile Rebecca Lee lascia spazio a diversi giochi letterari. Sulla riva della Vistola e Fialta sono una dimostrazione di un modo di fare racconti ben preciso fatto di immagini oniriche e parole nascoste tra i numerosi dialoghi.

Che forza questa cosa che con una manciata di parole si può stringere un'altra persona in un piccolo abbraccio grammaticale, ridisporre gli oggetti del mondo in modo che ci racchiudano
.

L'abbraccio arriva a corrispondere all'elemento mancante, la comunità, il ritrovarsi costantemente soli di fronte all'ennesima difficoltà.



Lince rossa e altre storie è il fare i conti con il destino, con Dio, con il caos che abbiamo dentro, con il nostro ordine dormiente. Riuscendo per la durata di un racconto nel guardare al problema per la prima volta dall'alto e utilizzare il linguaggio e un'idea fugace per cercare un'aspirazione collettiva.

Un ultimo sforzo verso l'obiettivo finale, nonostante la fame e la stanchezza.
Non c'è niente di più bello, dice Susan, della morte. La fine è gioia.
Un ultimo sforzo fatto con la consapevolezza di averci provato.

Rimangono di fronte a questo ultimo percorso sentimenti come la melanconia ma anche una sorta di serenità. La stessa che può accompagnarci anche quando la Lince del domani sarà pronta a strapparci un braccio in un volo forsennato di uccelli.


Alla prossima

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