domenica 8 maggio 2016

Luciano Lamberti: Il pappagallo che prevedeva il futuro

Il rapporto tra il Sud America e il racconto è un rapporto antico e duraturo. Numerose generazioni di scrittori ispanoamericani si sono confrontati, e si confrontano tutt'oggi con la forma breve, con quel mezzo di narrazione da molti sottovalutato.
Luciano Lamberti è uno di questi, un giovane autore argentino che con Il pappagallo che prevedeva il futuro (edito gran vía) arriva per la prima volta nel nostro panorama letterario.

Portare avanti la tradizione argentina non è un compito facile, sopratutto quando ti hanno preceduto autori come Borges e Cortàzar, due delle penne più importanti di tutta la letteratura dell'intero Novecento.

Questi infatti sono i nomi a cui ogni lettore penserà leggendo le pagine della breve raccolta di Lamberti. Le sue storie infatti, risultano essere un composto inseparabile di elementi fantastici e grotteschi che non perdono di vista il reale del mondo circostante.

Gli incidenti quotidiani del protagonisti di Perfetti incidenti ridicoli o il dolore della famiglia de La canzone che cantavamo tutti i giorni sono la dimostrazione di quanto il reale possa essere contaminato dal sovrannaturale, da quell'elemento fantastico con il quale Lamberti gioca ironizzando, con un velo malinconico, sulla sorte dei suoi personaggi.
Lo stesso fantastico viene usato come elemento di rottura in racconti come 
La vita è bella sotto il mareNote sul paese dei giganti nei quali, l'analisi dei rapporti tra uomini e entità aliene alla nostra dimensione, diventa il modo per scavare la psiche dell'uomo tra vizi e difetti.
Da citare infine le tinte horror che investono Il Teatro Naturale di Oklahoma piuttosto che Il pappagallo che prevedeva il futuro in cui l'estremismo di Lamberti trova il suo culmine attraversando animali parlanti e scene dal raffinato gusto splatter.

Il paragone con i mostri sacri della letteratura argentina diventa però un'operazione futile nonostante i possibili punti di contatto. Lamberti infatti, benché si serva di una scrittura limpida e d'impatto dimostra una debolezza che arriva a escludere lo stesso concetto di tradizione.

I racconti del pappagallo non riescono a brillare per originalità presentando al lettore un corredo di idee alle quali manca un solido lavoro tematico approfondito. Manca incisività, sostanza, originalità.
Specchi che diventano porte per il mondo dei giganti, animali marini pronti a mischiarsi tra gli essere umani o circensi maledetti risultano figure viste e riviste.

Il destino, il male, la rassegnazione di fronte alla morte, la paura del sovrannaturale diventano invece tematiche alle quali manca il mordente, l'epicità con la quale colpire il lettore.

Il pappagallo che prevedeva il futuro si è rivelata una raccolta dalla bella scrittura, di intrattenimento godibile, da indirizzare a lettori lontani da questo tipo di letteratura che potrebbero essere comunque sorpresi da un piccolo pappagallo, dalle sfumature fantastiche che la sua voce nasconde e da un giovane autore argentino.

Alla prossima

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