giovedì 19 maggio 2016

Cliquot: l'editore della riscoperta

Tra gli editori scoperti durante il Salone del Libro 2016 non potevo non dedicare uno spazio a Cliquot, giovane realtà romana che durante la manifestazione ha saputo distinguersi, attirando l'attenzione di molti lettori.

Il motivo di tal attrattiva lo si deve a Riso Nero di Sherwood Anderson, un classico totalmente dimenticato della letteratura americana, portato come anteprima nella manifestazione a tema libro più importante dell'anno.


Cliquot è una realtà molto giovane composta da persone provenienti da percorsi diversi che hanno trovato, durante il corso di Oblique Studio per redattori editoriali, una forte sinergia.

L'obiettivo di questo progetto è quello di riscoprire scrittori dimenticati e allo stesso tempo fondamentali, senza però affidarsi al solito Mark Twain.
Nata con un'impronta tutta digitale, oggi Cliquot può vantare una svolta al cartaceo e ben tre collane differenti, tre voci tutte da approfondire.
Segni: la collana dedicata al fumetto italiano e alla sua rivalorizzazione.

Generi: atta a sfatare quella distinzione tra letteratura alta e bassa, con un occhio particolare verso quella narrativa popolare tutta italiana di inizio Novecento. 
Vasco Mariotti, Daniele Oberto Marrama e Calogero Ciancimino sono i tre autori di punta, alcuni dei quali addirittura scomparsi dalla biblioteca nazionale centrale.



Biblioteca: la collana forse più interessante, quella dedicata alla riscoperta di tutti quegli autori fondamentali e caduti nell'oblio.
Fritz Leiber, Sherwood Anderson e Rosalia De Castro sono la fotografia di una realtà legata a un contesto ispano-americano che molto presto troverà nuovi sbocchi geografici come Francia, Est-Europa, Australia, Centro-America grazie a traduttori/scout in cerca di nuove voci.



Un'anima digitale per cambiare il testo nel suo profondo, rendendolo per sempre disponibile e la svolta cartacea, così richiesta da lettori e mercato, mettono le basi di un marchio che sentiremo sicuramente citare più e più volte. Nel mentre però, io vado a godermi Sherwood Anderson, la sua meravigliosa copertina (realizzata da Riccardo Fabiani) e il suo ghigno nero da troppo tempo dimenticato.

Alla prossima

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