venerdì 22 gennaio 2016

Il Grande Animale di Gabriele Di Fronzo

Il mio lavoro, facile capirlo, ha a che fare con la parte viva dei morti.

Così esordisce Francesco Colloneve, il protagonista di Il Grande Animale, il romanzo d'esordio di Gabriele Di Fronzo (nottetempo).

La lama scorre sulla pelle del gatto con decisione e mano ferma, mentre le dita esplorano il vuoto lasciato dai bulbi oculari dell'animale. 
Queste sono solo alcune delle azioni compiute con naturalezza dal tassidermista esperto. Il suo obiettivo è quello di entrare in quel limbo tra la vita e la morte, nel quale un essere imbalsamato possa sostare per l'eternità.



Ci sono momenti della vita in cui occorre fermarsi in modo tale da riflettere su quanto e cosa abbiamo perduto. Attimi particolari caratterizzati da una fortissima discussione della nostra persona segnata da rimpianti, gioie e ricordi indelebili.
Di Fronzo, con ossessività al dettaglio, muoverà il suo imbalsamatore in azioni atte a scomporre e svuotare ogni cosa a noi cara. Nulla andrebbe perduto nella stretta disperata di tener tutto con noi per sempre, questa la nostra illusione.

La morte di un padre può quindi diventare il fattore scatenante di un lavoro minuzioso in cui ogni parola sarà scelta con cura e sottoposta al lettore tramite piccoli capitoli di un'intensità disarmante.
I fantasmi del passato potranno sezionare la vecchiaia paterna mettendo in scena un controverso e sotterraneo rapporto kafkiano.

Tra i figli alcuni, me compreso, non si abituano ad avere a che fare con il proprio padre, e passano invece tutta la loro vita a indagare l'unico modo che esista per vivere senza.

Di Fronzo, esorcizzando la paura per le tematiche forti, si dimostra un autore estremamente maturo grazie al quale posso affermare di aver letto uno dei migliori esordi degli ultimi anni.

Il Grande Animale è quel romanzo breve che mette al centro quell'arte così delicata di sopravvivere alla perdita, affrontandola con la stessa dose di controllo e disperazione.
La storia grottesca vedrà Collaneve imbalsamare qualcosa di inaspettato, un'entità gigante così vicina ai passi del nostro dolore.

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