domenica 15 novembre 2015

I venerdì da Enrico's di Don Carpenter

La vita è un percorso bisognoso di certezze. Ogni suo aspetto è caratterizzato da passione, forza di volontà e obiettivi. Ci sono però delle storie nelle quali un forte senso di incompletezza aggredisce ogni cosa, dai personaggi al nostro quotidiano. Alcune di queste storie sono racchiuse ne I venerdì da Enrico’s (Frassinelli), il romanzo postumo di Don Carpenter.


Sono percorsi di vita che cominciano a snodarsi tra le strade di Portland, in cui ogni scrittore insegue la stesura del grande romanzo americano. Charlie, Jamie, Dick e Stan sono solo alcune delle numerosi voci fameliche e insicure al servizio di Carpenter.

La linea che divide reale e romanzato è sottile, non c’è paura di nascondersi, bisogna presentarsi con sincerità portandosi dietro difetti e esperienze. Il tormento della guerra in Corea, quel senso di incompletezza, il peso del fallimento e la speranza nel cambiamento sono la conferma finale di come questo scritto postumo possa essere una sorta di testimonianza romanzata di un autore dimenticato.

La storia più importante comincia tra gli scaffali di una libreria dell’usato. Siamo nei primi anni novanta e Jonathan Lethem, uno dei più importanti autori americani contemporanei, è il responsabile della sezione letteratura di una delle tante fornitissime librerie di New York. Il suo compito è quello di setacciare le enormi pareti di libri in cerca di quei titoli rimasti invenduti da mesi, tra i quali, si nascondeva il nome di Carpenter. Da questo momento il giovane Lethem non riuscì a capacitarsi della diffusione, rimasta sempre sotterranea, delle opere del Don. Tutto cambia nel 2014, quando Lethem, accettando una proposta inaspettata, si ritrova tra le mani il manoscritto abbandonato nel ’95 in seguito al suicidio dell’autore americano.

Charlie vuole scrivere il grande romanzo sulla Guerra.
Jaime, la sua amata, è in bilico tra il suicidio e le pagine che nel silenzio della sua solitudine scrive per testimoniare il suo passato.
Dick continua a insistere con i suoi racconti indirizzati a Playboy per la paura di confrontarsi con la prova romanzata.
Stan cerca la solidità di un affetto mai conosciuto entrando e uscendo di prigione e aiutandosi, quasi in maniera terapeutica, con la stesura delle sue storie pulp.

Potrei andare avanti, citarvi altri personaggi tormentati, sottolineare quando i rapporti tra essi siano fondamentali benché possano essere d'amore, d'invidia o di rassegnazione.

Un romanzo che parla di scrittori, di scrittura e di sentimenti forti scritto da una voce sconosciuta di grande sensibilità, caratterizzata da uno stile sporco ma allo stesso tempo scorrevole e veritiero.
I venerdì da Enrico's è un composto influenzato dalle psicologie tormentate e dal realismo tanto caro a Richard Yates e quel senso tutto aristocratico e raffinato legato alla Hollywood così vicina a Francis Scott Fitzgerald. L'unione di questi elementi ci permette di scoprire una voce distinta e originale.


"Se fossi capace di esprimere la mia visione dell’universo senza scrivere narrativa, lo farei" 

Con la speranza di veder altri suoi libri tradotti in Italia non faccio fatica affermare che perdere Don Carpenter significa perdere la visione di quell'universo tormentato e affogare il dolore in un bicchiere trasparente pieno illusioni. La verità scoprirete, non si trova sul fondo di bicchieri opachi ma proprio in quell'universo a Carpenter molto caro.


Alla prossima

2 commenti:

  1. Oh! Posso commentare anche qui, non lo sapevo XD ( come si vede che sono esperta di blog, vero?) Comunque mi incuriosisce molto, sono sincera. Vedrò di aggiungerlo alla lista infinita di libri da leggere. Grazie Andrea.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ora hai imparato :P
      Se riesci buttaci un occhio così così ne parliamo!

      Elimina