giovedì 8 ottobre 2015

Svetlana Aleksievič: Nobel alla Letteratura tra giornalismo, presente e passato.

Il Premio Nobel alla Letteratura 2015 è stato assegnato alla scrittrice bielorussa Svetlana Aleksievič.
Per l'ennesimo anno i vari Roth, Murakami e McCarthy sono stati accantonati per far spazio a un nome considerato di nicchia.
La vincitrice di quest'anno apre però delle dinamiche che necessitano un approfondimento, in modo da evitare la solita rivolta dell'ignoranza che gridava e ha gridato allo scandalo per l'esaltazione di penne come quella di Modiano o di Alice Munro.



Bisogna accettarlo, il Premio Nobel è stato vinto da una GIORNALISTA.
Una cronista che nella sua carriera ha scritto libri di denuncia, tramite i quali analizzare e mettere a confronto alcuni momenti storici (a lei cari) con le numerose testimonianze da lei raccolte.

Ecco quindi la prima domanda incriminata sulla quale riflettere: 
"Può il giornalismo essere alta letteratura?"

Personaggi nostrani come Oriana Fallaci e Curzio Malaparte molto probabilmente avrebbero risposto all'ardua questione con un sonoro sputo e una dose d'indignazione non trascurabile.
La letteratura è testimonianza romanzata anche della storia dell'uomo, il suo rapporto con la storia è fraterno, è legato da radici comuni, innegabili e imprescindibili.
La Aleksievič par aver scritto inchieste romanzate adottando un genere letterario personale da lei definito "romanzo di voci". Sottolineo la parola -romanzo-, una parola che con -saggio- e -articolo- ha poco a che fare.

Da questa banalissima constatazione si apre una seconda questione relativa alla valenza di questa assegnazione.
"Si tratta di un Nobel giusto?"

Prima ancora di conoscere questa autrice e di capire quanto sia importante il suo contributo, non posso nascondere di aver assistito a una scelta che POTREBBE rivelarsi atipica.
A prescindere dal merito, il Nobel (soprattutto quello letterario) dovrebbe, oltre i suoi valori variabili, anche essere lo specchio del nostro presente, dovrebbe rappresentare la tradizione e la cultura del popolo a cui la penna vincitrice è legata (cosa che l'autrice bielorussa potrebbe fare in parte).

Guardo quindi il popolo bielorusso con le sue tradizioni burrascose, il quale vive ancora nel passato (grazie anche alla sua condizione attuale). Vive nelle sua storia e nei suoi dolori e l'opera della Aleksievič non fa altro che sottolineare (giustamente) questo.
Con questa assegnazione abbiamo fatto un salto di dieci/vent'anni nel passato, un Nobel con un sguardo melanconico, un Nobel potenzialmente non attuale (nonostante la storia stessa lo sia) e che mette sotto il naso del lettore temi storicamente datati come Cernobyl, la guerra afgana e il crollo dell'Unione Sovietica.
Il racconto seppur passato e rappresentativo che sia, in ambito di Nobel non deve essere solo la fotografia di un periodo, deve diventar un urlo attuale.

"La domanda è inevitabile: è una tragedia giapponese o dell’intera umanità? Il disastro atomico ha o non ha incrinato la nostra idea di civiltà? E i nostri valori? La paura è un’ottima insegnante. La prima lezione è stata Černobyl’. E di Černobyl’ parlava già la Bibbia…"
afferma la Aleksievič nell'introduzione di Preghiera per Cenrobyl.

Resto quindi con la speranza che romanzi come I Ragazzi di Zinco, Incatenati dalla morte (Edizioni e/o) e inchieste come Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo (Bompiani) sappiano proporre una trattazione e una riflessione quantomeno attuale.
Sarebbe bello scoprire una penna che fa del passato la sua arma per affrontare il presente. Sarebbe bello un Nobel che guardi al presente con gli occhi del passato, una letteratura che ci sappia aiutare anche nel quotidiano, così come è sempre stato.

Scopriremo molto presto se Svetlana Aleksievič premiata per la sua opera polifonica, un monumento alla sofferenza e al coraggio nel nostro tempo ci sia riuscita.  

Alla Prossima

4 commenti:

  1. Io vorrei capire perché fino a uno o due giorni prima non l'ha nominata nessuno tra i possibili vincitori, mentre un paio d'ore prima è diventata dal nulla la più quotata. Stessa cosa l'anno scorso con Modiano.
    C'è qualcosa che mi sfugge.

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    1. Anche uno-due giorni prima era tra i favoriti. Credo che i complotti in questo ambito siano messi da parte.
      Negli ultimi anni fatico a vedere Nobel immeritati. Per un motivo o per un altro ogni scelta va contestualizzata e studiata e questo lo si può fare in totale trasparenza :)

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  2. Ciao Andrea! Premetto che io non sono un'appassionata di giornalismo e la lettura dei giornalisti mi manca: ammetto, dunque, la mia ignoranza. Io credo che la capacità di rendere attuale un testo riferito al passato è proprio nell'abilità di chi scrive. Lo sai, ne ho scritto di e su i premi Nobel, per me la loro caratteristica - a prescindere dai discorsi politici di cui non sono in grado di trattare - è proprio nel saper dire quel che è banale e, assieme, il non detto in maniera chiara, ma come altri non saprebbero fare. Se non fosse così, potrei essere anche io il premio Nobel. L'autrice non la conosco, ma ho già preso Ragazzi di Zinco e voglio conoscerla. Ad ogni modo, ricordo a tutti che tanto tempo fa il Nobel fu vinto da Bertrand Russell, il quale, in quanto filosofo e matematico, ha scritto saggistica: vogliamo buttare via i saggi? Si premia la narrativa, si premia la poesia, sia premia il teatro, perché non premiare anche il giornalismo? Per me va più che bene, a maggior ragione come stimolo a conoscere meglio gli autori del VERO giornalismo - non quelle mezze calzette che si sentirebbero minacciate da noi bloggers! Bye bye!

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    1. Trovo che il caso di Bertrand Russell sia perfetto, lui come la Aleksievič rappresentano i poli lontani della letteratura che pur essendo distanti sono comunque inclusi e sono senza dubbio di valore. Straniscono i più ma sono sicuramente da scoprire.
      Aspetto la tua recensione dei Ragazzi Zinco!

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