domenica 20 settembre 2015

Picnic sul ciglio della strada. Stalker di Arkadi e Boris Strugatzki #miniMARCOS

Il "Picnic sul ciglio della strada" è un libro pubblicato nel lontano 1972, scritto a quattro mani dai fratelli Arkadi e Boris Strugatzki, da sempre considerato uno dei grandi libri della fantascienza del Novecento.

La sua fama è cresciuta in maniera esponenziale grazie al film "Stalker" di Andrej Tarkovskij (1979) che ha consolidato definitivamente la produzione di matrice russa legata al genere fantascientifico.
Dopo la ripubblicazione del titolo da parte di Marcos Y Marcos, nella collana economica miniMARCOS, ho deciso di andare oltre la classica formazione asimoviana e capire cosa centrasse un picnic così atipico con gli alieni.



Gli stessi alieni che dopo una breve sosta sulla terra creeranno sei diverse Zone, nelle quali ogni forma di vita scomparirà e muterà, in seguito al loro rovinoso passaggio.
Queste Zone saranno la meta degli Stalker, abili cercatori di materiale contaminato (e pericoloso), da immettere nel mercato nero di collezionisti e scienziati. Red Schouart è forse il più abile di tutti, per denaro è disposto a rischiare la vita e attraversare ogni tipo di pericolo. Al tutto ci aggiungiamo una difficile condizione familiare, una nebbiosa (e alienante) ricerca scientifica e intrighi politici non trascurabili. Le carte per tenere il lettore incollato ci sono tutte.

Lo Stalker è il Sommo Sacerdote, colui che può aggirarsi –senza incorrere nell'ira divina– nella zona più sacra del Tempio: quella del banchetto.

Ci troviamo di fronte a un capolavoro? Credo di no. Qualche difetto durante la lettura si percepisce. Ci troviamo però, di fronte a un libro che riesce a usare con intelligenza il genere, mandando un messaggio forte con semplicità e potenza.
Andiamo quindi con ordine.

La prefazione di Paolo Nori, ci viene in aiuto, approfondendo il concetto di Zona. Cosa mai saranno questi spazi? Forse i campi di lavoro sovietico, i campi di concentramento di Birkenau o i più recenti centri di permanenza temporanea, prova a ipotizzare Nori. Il lavoro simbolico, quasi nascosto dalle idee originali degli Arkadi è più complesso di quanto possa sembrare.
Tutto questo si sposa con uno stile semplice, dialoghi brillanti e colpi di scena (palesi) ma più che mai attesi, i quali riescono a strizzare l'occhio al romanzo hard boiled tanto di moda durante gli anni 70.

Red sarà sommerso da un sistema marcio, dentro il quale sopravvivere, dentro il quale cercar di far emergere la propria voce che il più delle volte è soppressa dal Dio denaro, dal ricavo e le aspirazioni personali.
La fantascienza diventa il mezzo per voler comunicare tematiche delicate in un paese come l'Unione Sovietica, gli alieni sono messi in secondo piano, ai misteri non viene data risposta per valorizzare con maggiore cura il lavoro psicologico (aggiungerei "umano") di ogni singolo personaggio.
Come non citare la disperazione di Red, l'amore per la sua famiglia e per gli amici morti, l'avarizia dello stalker Beccamorti, la rassegnazione dello scienziato Noonan e i sogni irreali del giovane Arthur, simbolo di un futuro lontano e potenzialmente luminoso, sono emozioni che dividono le quattro parti in cui è diviso il libro. Quattro parti che non hanno tutte la stessa potenza ma la cui coesione è fondamentale ai fini della trama.

Quattro atti. Quattro istantanee sul genere umano in un romanzo che usa gli alieni come elemento scatenante. Volete le risposte? Non è il romanzo per voi.
Abbiamo davanti alta letteratura di genere, intelligente e pungente. Due autori che capirono come fare critica sociale ancor oggi attuale.

Felicità per tutti, gratis, e che nessuno debba andarsene inascoltato!

Un grido che continua a bucare il romanzo e la coscienza di molti lettori.

Alla prossima

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4 commenti:

  1. Ciao Andrea, condivido quello hai detto sul libro, non un capolavoro, ma sicuramente una fantascienza intelligente e godibile! Io l'ho letto tanti anni fa e ora me lo ritrovo nell'edizione Marcos Y Marcos e come numero 1066 di Urania. Nell'edizione di Urania alla fine è presente un'intervista agli autori, là spiegano come è venuta l'idea del libro, praticamente hanno trovato dei rifiuti di un picnic su un ciglio della strada e hanno visto delle formiche che trasportavano pezzi di lattine e cose varie. Insomma, trasportavano oggetti di cui non conoscevano né l'utilità né la provenienza, esattamente come i manufatti per gli uomini.
    Dei fratelli ho letto anche Fuga nel futuro della collana "Fantascienza Sovietica" e a casa ho ancora da leggere Catastrofe Planetaria ed È Difficile Essere Un Dio, speriamo siano belli!

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    1. Mi sarebbe piaciuto leggere la postfazione!
      Molto curioso l'episodio delle formiche, chi ci andava a pensare :)
      In qualunque caso li leggerò ancora. Devo solo capire quale altro titoli recuperare.

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    2. Se ti interessa faccio le foto alle pagine e te le spedisco in qualche modo ahah :D
      Comunque sì, il problema dei titoli da recuperare è un problema generale nella fantascienza, a parte i capolavori indiscussi ci sono un sacco di capolavori nascosti e non troppo famosi. Ho notato con piacere che hai apprezzato Philip Dick :)
      p.s. Sono anche io un Kinghiano convinto e Barkeriano ahah
      Ne parlerei per ore, ma mi blocco!

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    3. Salvatore ti verrebbe comodo girarmele in privato sulla pagina Facebook (Andrea Pennywise's Channel)? così ne parliamo anche con calma :)

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