venerdì 28 agosto 2015

L'Ultimo Arrivato di Marco Balzano - #Campiellathon

Tra i candidati al Premio Campiello 2015, Marco Balzano è sicuramente uno degli autori che suscitano più curiosità.
Le proposte e le scelte editoriali fatte da Sellerio in questi ultimi anni (menzione particolare va alla collana Il contesto) lasciano ben sperare, e hanno già portato ottimi risultati con la vittoria di Giorgio Fontana dell'edizione passata del premio.
Motivazione più che valida per la quale ho letto L'Ultimo Arrivato, terzo romanzo dell'autore milanese.



Emigrazione infantile. Questa la tematica più significativa che le 200 pagine approfondiscono con stile semplice, dialettismi e un forte richiamo a un certo tipo di letteratura fatta di storia italiana, la quale sembra tanto classica quanto poco trattata.
Il periodo chiave preso in esame è quello degli anni 50-60 del Novecento, nei quali il giovanissimo Ninetto impara ad amare il suo paesino siciliano, il suo microcosmo rurale, le sua povertà e il suo sapersi arrangiare. Poche cose, tanti sacrifici e una condizione familiare che non è delle più felici.
L'esigenza di un miglioramento è però indispensabile per un percorso e un'aspettativa di vita migliore, a questo punto Balzano muove il giovane Ninetto pelleossa verso la sua Milano in cerca di fortuna.
I palazzoni, le consegne in bicicletta e i primi amori saranno avvolti da uno sfondo quasi nebbioso e quanto mai coinvolgente.

Pur condividendone alcuni elementi, non siamo di fronte a una storia di formazione, non ci troviamo davanti a una vicenda che sa di fiaba.
La propensione da parte di Balzano nel trasformare un romanzo in un'istantanea di quel periodo è forte e parzialmente riuscita.

L'Ultimo Arrivato è dolore, è passato e allo stesso tempo presente, è una storia che coinvolge il lettore (maggiormente) nella parte -giovanile- dello scritto, con forte intento di ricerca personale.
Alcuni elementi come la passione (e la voce) letteraria del giovane ragazzo, la velocità nella risoluzione di alcune parti del plot narrativo (Ninetto troverà subito lavoro, Ninetto conquisterà subito la sua Maddalena, ecc.) fanno risultar il tutto troppo spesso fittizio.

Così, lentamente, poco alla volta, riprendo calore. Sì, perché quando mi perdo nei miei racconti non sono più corpo, ossa, muscoli. Sono anima e voce.

La voce della reclusione (psicologica e non) e della speranza futura sono elementi primordiali che nascondono quel fittizio, creando pagine godibili e un risultato omogeneo e tematicamente interessante.

Contento di averlo letto e di aver passato qualche sera intrattenendomi in quella Milano apparentemente persa, nei racconti di vite passate e romanzate, in quelle vite che cambiano solo pelle e cercano ancora quella desiderata svolta tra i palazzoni delle grandi metropoli.


Alla Prossima

6 commenti:

  1. Lettura molto interessante e dalla tematica davvero attuale... Lo terrò d'occhio.

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  2. Sono d'accordo su quello che hai scritto, ne riconosco i difetti e cerco di essere obiettiva ma devo dirti che io mi sono proprio affezionata a Ninetto. E' vero che avrebbe bisogno di più spessore, ma mi fa pensare molto alle persone che hanno vissuto queste esperienze proprio per la sua semplicità e universalità. E' una scelta facile? Forse. E' un libro straordinario? No. Ma è riuscito a scaldarmi un po' il cuore e dunque lo ricordo con grande piacevolezza.

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    1. Secondo me a conti fatti è un libro che funziona. Come ben fai notare ci si affeziona subito a Ninetto e la storia a mio avviso (aiutata anche dallo stile) scorre che è un piacere.
      Se però lo guardiamo con la lente d'ingrandimento vengono fuori tutti i problemi di base come trama affrettata e eventi che si risolvono subito. Inoltre credo che non vada ad aggiungere niente al panorama letterario dedicato al tema. Morale? Un bel libro di intrattenimento :)

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  3. Lo leggerò, a maggior ragione dopo che ha vinto il Campiello ;-)

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    1. Libro carino, purtroppo non aggiunge nulla a questo tipo di tematica. Ma secondo me si lascia leggere nonostante i difetti. Se riesci prendilo in biblioteca per non rischiare.

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