domenica 1 marzo 2015

Isabella Santacroce: I miei lettori non devono avere paura di essere vivi. #LeInterviste

Isabella Santacroce: un'autrice sui generis, spesso fraintesa, che nonostante le polemiche, ha avuto il merito di conquistare milioni di lettori.
Uno stile denso e raffinato. Una penna tagliente, ma preziosa. 

Supernova, edito Mondadori, è il primo libro scritto dopo la chiusura della trilogia Desdemona Unidicesima.
La mia curiosità nei confronti del romanzo era tanta, soprattutto dopo la devastante lettura di Amorino.



Leggere Supernova è stata, come per ogni libro dell'autrice, un'esperienza unica, estremamente forte. 
Le domande, i dubbi e la voglia di approfondire temi, sensazioni e personaggi era tanta. 
Da questo desiderio impellente è nata una piacevolissima chiacchierata con Isabella Santacroce, che mi ha parlato di amore, giovinezza, letteratura e scrittura. 



Dorothy, Eva, Thomas, Divna, Annetta e Albertina. Sono solo alcuni dei giovani che abitano i tuoi romanzi. Giovani e adolescenza. Supernova è la vetta più alta di questo percorso. Cos’è per te l’adolescenza? Quanto è importante? 

Sono arrivata all’adolescenza di Supernova dopo aver lasciato Amorino, il purgatorio a concludere la trilogia Desdemona Undicesima. Supernova è il mio undicesimo libro, vent’anni di ricerca letteraria, vissuta come un viaggio, di cui ancora non conosco la meta. E davanti a me strade, boschi, città, montagne, e sempre il cielo, mia stella. L’adolescenza da sempre mi accompagna, è una fiamma che tengo accesa davanti ai miei occhi, luminosa purezza sfregiata, ma sempre forte, invulnerabile, custode del mio coraggio.

Le quattro voci di Supernova in poche pagine abbattono i muri della sessualità. Confusione, incertezze e ambiguità. Unica certezza è l’amore. L’essere androgino è quasi una tua costante. Cosa ti affascina in questa tematica? Cosa significa per te andare oltre la membrana sessuale? Cos’è l’amore? 


Dorothy, seppure vestita da maschio, è insolita bellezza nel suo essere ambigua. Femmine, come Annetta e Albertina, lontane dall’androginia. Pensare, la mente, rileggo la tua domanda. Mi chiedo quale sia la vera identità della vita che abita la mia scrittura.
L’amore non so che cosa sia, forse, è tutto. 

Da Fluo a Supernova il tuo stile è cambiato drasticamente. Sei una scrittrice, che seguendo le voci dei suoi personaggi, muta registro e stile di romanzo in romanzo. Che tipo di scelte hai fatto per Supernova? Rispetto allo stile onirico, alto e raffinato di Amorino, quanto è stato difficile questo ritorno a un’ambientazione più reale?


Non sono mai del tutto consapevole delle mie scelte. Non so neppure se sia davvero io a scegliere. Posso anche pensare che una scelta sia provvista di un corpo, di mani, e voce che chiama, e mi dice sono qui, ho deciso, ho scelto te.

Dopo Amorino, libro che ha sconvolto per più di due anni la mia vita, che è stato un terremoto, un amore folle, spaventoso, un rapimento, la realtà di Supernova è stata per me madre protettiva.

I tuoi libri sono inoltre esperienze molto forti per qualsiasi lettore. Anche quest’ultimo lavoro non è esente da questo schema fatto di eccessi ed esperienze forti. L’andare oltre che diventa esperienza letteraria. Come pensi che i tuoi lettori debbano affrontare questi percorsi? Cos’è per Isabella Santacroce la Letteratura? che ruolo hanno i tuoi libri in essa? 

La Letteratura è camminare sull’acqua, è potenza capace di creare universi, è verticale verso la luce, è così tanto, è come l’amore, come un miracolo, un abisso appeso nel cielo. I miei lettori non devono avere paura di essere vivi.


Il tuo pubblico è molto passionale e caloroso. Ogni tuo libro (quando non esce fuori dai cataloghi dei tuoi numerosi editori) diventa un tassello imprescindibile nell’animo di ognuno di essi. Come ti rapporti con questi lettori? Come vivi il rapporto con loro? E perché molti tuoi libri diventano veri e propri oggetti di culto? 

Il loro amore è importante per me, forza in questa che è anche battaglia, in nome dell’alfabeto. Sono vetro di ferro, e l’amore di cui ho bisogno è un vestito di ferro, creato da chi mi ama, scrittura compresa. Non mi chiedo il perché siano oggetti di culto, forse perché non vogliono essere dimenticati.

E se avete ancora qualche dubbio, vi lascio la mia video recensione.


Divna aveva ragione, ma io sentivo un richiamo, e non erano più solo i soldi a tentarmi: il male è un vampiro che morde il tuo collo. Ne senti il dolore, e allora scappi, e dici mai più, ma ti rimane qualcosa di nero nel sangue, la traccia del suo sapore proibito.



Alla prossima
Andrea

2 commenti:

  1. Recupererò al più presto qualcosa della Santacroce, assolutamente!

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    1. Amorino! Dovrebbe essere anche reperibile a differenza di VM18 ;)

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