giovedì 23 marzo 2017

Nel Guscio di Ian McEwan

Torna Ian McEwan e ha la voce di un feto onnisciente. Nel Guscio (Einaudi), l'ultimo romanzo dell'autore inglese, è un esperimento di scrittura solido e riuscito sulle orme dell'Amleto di Shakespearein cui il lettore viene immerso in un'esperienza unica e intensa. 




Ed eccomi qui, anche io a testa in giù, seguendo la voce di chi non è ancora nato ma comunque capace di un pensiero proprio. In un buio primordiale ho sentito svilupparsi la vicenda di una madre e del suo amante, del loro piano di uccidere un padre poeta e aspirare alla tragedia. Un disastro dalla duplice natura che si rivela allo stesso tempo ingegnosa e infantile.

Ho provato a raccontare il mio rapporto con Nel guscio allo stesso McEwan, in occasione del piccolo ma affollato tour di presentazione del libro.

Nel Guscio è un romanzo breve, ma capace di racchiudere intensità in ogni sua riga. Protagonista è la lingua quasi arcaica del feto, pronta a raccontarmi ogni suggestione, ogni supposizione ricavata da un'esperienza incompleta, limitata. Sarà il dolore l'elemento generatore di coscienza, solo attraverso l'atto di tragedia privato ho potuto immedesimarmi nella bellezza di questa poesia mortale.

domenica 19 marzo 2017

Martin il romanziere e altre storie fantastiche di Marcel Aymé

Sono un lettore da sempre legato alla forma breve e grazie alla mia passione per il racconto sto selezionando negli anni gli autori più meritevoli dalle caratteristiche più disparate. Tra le ultime scoperte è per me doveroso segnalare Marcel Aymé, autore francese poco conosciuto in Italia, pubblicato da L’Orma Editore nella sua collana Kreuzville Aleph il cui obiettivo è quello di recuperare autori legati alla cultura moderna, con maggiore attenzione alla letteratura francese e tedesca, per poter ricostruire il paesaggio del nostro passato. Proprio qui, nel passato, tra gli anni '30 ai '50 del Novecento si collocano i racconti che compongono Martin il romanziere e altre storie fantastiche.



Aymé fu amico di scrittori del calibro di Céline e fu stimato -tra i tanti- da Simenon e Queneau. Un biglietto da visita sicuramente stimolante. Così mi sono trovato a interrogarmi su questo personaggio, ho pensato che per conquistarsi tali apprezzamenti, avrei sicuramente dovuto trovare quel qualcosa in più, quell'elemento capace di distinguerlo dall'ordinario.


La carta del tempo, il primo racconto di questa selezione scritto durante il secondo conflitto mondiale, mi ha da subito chiarito con chi mi stessi confrontando. Ho letto il lavoro di un uomo pronto a filtrare la realtà attraverso il fantastico, di indagarla con uno sguardo distorto, velatamente critico, ma al tempo stesso veritiero. 
Le origini di questi intenti vanno sicuramente cercati in Zola e Balzac, nella tradizione letteraria del secolo precedente e nella commedia socio-umana con il suo misto tra realismo e spietatezza.
Marcel Aymé però si allontana dai padri e, servendosi del fantastico, fa delle idee brillanti il suo segno distintivo.

giovedì 16 marzo 2017

Gli Undici Treni di Paolo Nori tra ironia e parola.

Il Tristobar non è il luogo migliore nel quale incontrarsi, un ambiente alquanto bizzarro in cui due uomini e diverse vicende dalle innumerevoli direzioni si intrecciano. Stracciari e Baistrocchi, i protagonisti di questa storia, proprio qui uniscono le loro strade, avvicinandosi e allontanandosi, seguendo gli Undici Treni di Paolo Nori (marcos y marcos).




Per definire l'ultimo libro dell'autore emiliano potrebbe essere per me facile parlare di un romanzo divertente, scanzonato, dai toni leggeri. Una lettura di intrattenimento piena di avvenimenti godibili. Nulla di più sbagliato.

Questo l'ho capito quando ho pensato alla commedia all'italiana, un filone che ha storicamente interessato il cinema nostrano, sfociando, con qualche sporadica eccezione, nella nostra letteratura. Oggi questa peculiarità, la vena ironica dal retrogusto amaro che tanto piace a noi lettori, si palesa soprattutto nei vari gialli dei numerosi commissari. Della tradizione di una letteratura più ironica invece, rimane forse, uno sporadico Stefano Benni. In tutto questo non avevo ancora scoperto l'intelligenza di Paolo Nori.

Questi undici treni sono macchinati da personaggi non nuovi ai lettori più appassionati poiché questo par essere uno dei tanti tasselli che compone l'universo noriano. Un macrocosmo da affrontare come sfida e al tempo stesso come gioco. 


(...) io non ho una testa, ho una casa di tolleranza.

domenica 12 marzo 2017

Corso di scrittura creativa: la mia esperienza

Questa storia inizia dalla voglia di mettere in discussione lo stereotipo legato ai corsi di scrittura. 

Come tutti, almeno una volta, mi sono interrogato sul tema della scrittura e sulla capacità di utilizzare quest'ultima nel quotidiano come nell'atto della creazione narrativa e non. Tra i molteplici aspetti, mi sono sempre chiesto se si trattasse di una disciplina che potesse essere insegnata o se, come nella più romantica delle tradizioni, fosse una predisposizione naturale di ogni futuro scrittore.




Mentre il dibattito rimane ancora irrisolto, in Italia come in America, le scuole di scrittura continuano a diffondersi in maniera esponenziale rendendo questo un fenomeno da interrogare.

Necessario precisare come questo dubbio nasca da un semplice lettore senza nessun tipo di aspirazione letteraria, pronto però a rapportarsi (non sempre in maniera riuscita) con questo spazio dedicato al racconto delle sue letture.

Spinto dalla curiosità ho deciso quindi di accettare l'invito di Zandegù, una realtà torinese dalla doppia anima. Da una parte il ruolo di editore digitale con una grande affinità alla manualistica, dall'altra un luogo di corsi dedicati a qualsiasi aspetto della parola.

Così mi sono trovato nella Zandecasa, un ambiente caloroso, familiare, accompagnato da una classe al completo e Giulio D'Antona, l'insegnante scelto per la giornata dedicata a "tutto quello che non è nonfiction".
Sono bastate poche ore di lezione per ritrovarsi di fronte ad alcuni aspetti spiazzanti e arrivare a credere che:

giovedì 2 marzo 2017

La cosa giusta di Michele Cocchi

Quando la nostra vita si complica, quando ogni singola azione porta a conseguenze irreparabili, prendere la decisione giusta non è mai semplice. La cosa giusta di Michele Cocchi (Edizioni Effigisi interroga proprio su questo, su quel senso di smarrimento che condiziona il quotidiano e ci spinge verso un punto di non ritorno.


Diversi sono anche i punti vista attraverso cui il lettore verrà immerso in un bosco di indecisione, nella montagna della riscoperta che sembra essere negli ultimi anni, all'interno della letteratura italiana contemporanea, l'alternativa più immediata, la via di fuga verso un futuro migliore.
La voce di un padre e quella di Gabriele, un figlio smarrito, si incontrano in una tragedia sanguinosa per poi separarsi, ognuno per la sua strada in cerca di risposte.

Gabriele è un ragazzo solo di fronte ai suoi dolori, così come ogni singolo personaggio di questo romanzo, come se si volesse sottolineare l'esistenza di una solitudine primordiale assegnata a ogni singola persona con la quale confrontarsi. Di fronte questa solitudine privata emergono solo due dati oggettivi: l'immobilità e l'illusione di potercela fare da soli.

-Se mi raccontassi come stanno le cose io potrei aiutarti.
-Lo so,- disse.
-Allora perché non lo fai?
Gabriele sollevò le spalle. -Non credo sia la cosa giusta.
-Forse dovresti far decidere agli altri cosa è giusto e cosa non lo è.

mercoledì 1 marzo 2017

Il corpo che vuoi di Alexandra Kleeman

Il corpo che vuoi di Alexandra Kleeman è il primo titolo di Edizioni Black Coffee. Una nuova realtà nata con l'intento di pubblicare una letteratura non rassicurante, giovani voci americane capaci di lasciare il lettore disorientato all'interno di vere e proprie esperienze di lettura. Questi i propositi da mantenere.




Immaginate di svegliarvi la mattina e di non riconoscervi più, fissare lo specchio e scorgere in quel riflesso una sconosciuta. La voce narrante de Il corpo che vuoi si trova proprio in questa situazione di mancata accettazione, di definizione di sé stessa. Immaginate anche B., la coinquilina simbiotica e invadente che non vorremo mai avere e C., un fidanzato felice di passare metà della sua esistenza davanti alla televisione.

Quello della Kleeman è un triangolo dai lati ben definiti in cui verremo scaraventati. Così attraverso le indecisioni di A., la voce narrante di cui potremo solo ipotizzare il nome, inizierà il nostro confronto con il gioco della vita.

La vita esercita su di te una specie di pressione, ti fa fare una cosa come la faresti di solito, ti spinge a comportanti da te.

A. non vuole essere come B. 
B. aspira a diventare A.
A. trova rassicurazione nella distorsione di C.
B. invidia il rapporto con C.
A. e B. dipendono sempre di più una dall'altra.

Non è stato facile assistere alla definizione di questa geometria dei sentimenti, in cui ogni decisione della nostra vita segue regole ben precise e viene influenzata dal dualismo tra corpo e mente. Come se non bastasse, attraverso un lungo e doloroso lavoro di decostruzione del nostro io, ho visto dei fantasmi scomparire.

mercoledì 22 febbraio 2017

Sandro Campani: Il luogo per me è un personaggio.Ogni luogo ha uno spirito. #LeInterviste

Il giro del miele di Sandro Campani (edito Einaudi) è una delle proposte più interessanti di questo inizio 2017. L'ennesimo libro di qualità della narrativa italiana degli ultimi anni che ho voluto approfondire ulteriormente trattando diversi aspetti di questa storia di omissioni e riscoperte.


© Pietro Campani

Il giro del miele si serve di una scrittura densa, pensata. Ogni frase nasconde silenzi pronti a trasmettere emozioni forti. Come hai lavorato alla scrittura di questo ultimo romanzo e quali sono state le difficoltà maggiori?

La prima stesura del romanzo era in terza persona: uno sguardo molto pulito, lineare, quasi “da bambino”, come disse Giulio Mozzi leggendola, sulla storia d’amore fra Davide e Silvia. Tutti gli altri personaggi erano già presenti, e avevano le loro ubbie, la loro vita, le loro vicende. Ma assistevano dal di fuori, richiamati quando occorreva. Era un dramma minimale sulla degenerazione di un amore, con un coro di familiari e compaesani a fare da contorno. Poi Giulio, partendo da una considerazione sulla lingua, mi disse: “Chi racconta questa storia?” Ci ho pensato su e ho capito che la storia doveva raccontarla Giampiero. Il resto (la cornice teatrale, l’emergere in superficie come scena principale del duello fra Giampiero e Davide, il loro dialogo fatto di aggressioni inconsulte e repentine timidezze, le loro voci), è venuto da sè. La centralità assegnata al non detto è dovuta sia al carattere di Davide, alla sua inadeguatezza scontrosa, sia alla mia necessità di restare in una stanza con loro due per 250 pagine: ogni piccolo gesto, ogni silenzio ha assunto un’importanza scenica impossibile da ignorare. Dovevo soppesare tutto.

I tuoi personaggi sono uomini e donne dalle psicologie profonde. Mi chiedevo se lavorare in questa direzione, verso la definizione di caratteri così definiti, fosse stata l'intenzione primordiale di questo tuo percorso o se sia stato un processo naturale e spontaneo.

Nel passaggio dalla terza alla prima persona a cui ho appena accennato, era implicito questo risultato: mi sono accorto che, raccontando dal di dentro, i personaggi prendevano la parola – tante volte ho recitato ad alta voce quello che si stavano dicendo, arrabbiati, delusi o inteneriti: non voglio farne una scenetta pittoresca, l’autore che piange o s’arrabbia da solo mentre registra un messaggio vocale; è andata così. I personaggi hanno preso prepotentemente la parola, e io li ho assecondati. Credo, per la prima volta, di aver trovato un equilibrio fra una storia di luoghi, di ambienti, e una storia di personaggi.

Proprio il non detto, risulta essere una delle chiavi di lettura di questi rapporti così delicati. Come è possibile non lasciar sfuggire tutto quello che amiamo, i nostri affetti, i nostri sentimenti, il nostro mondo mantenendo un atteggiamento così privato?

È esattamente il problema di Davide, ed era stato il problema di suo padre: il disprezzo atavico e vergognoso che un uomo educato a lavorare senza tante chiacchiere porta verso chi si parla e si piange troppo addosso. I sentimenti sono una cosa da non esprimere, da sopprimere quasi – andare dallo psicologo, dice Davide a un certo punto, “è una cosa, per come siamo cresciuti su di qua, a cui si guarda come a una cretineria, una roba da femmine viziate o da malati immaginari”. Questo finisce per diventare una barriera difficile da rompere: Silvia le cose le sa, le vorrebbe dire, le vorrebbe affrontare parlando, ma non può resistere per sempre caricandosi sulle spalle tutto il peso.

lunedì 20 febbraio 2017

Uomini e Topo. Il Topolino di Tito Faraci

Questa è la storia di numerose vite e di un topo. Una moltitudine quasi centenaria composta da tantissime avventure, cinema e fumetto. Tra questi uomini c'è chi, nonostante con quel topo ci sia cresciuto, ha perso con lui ogni contatto e chi per passione ha deciso di dedicargli una parte della sua vita.
Tito Faraci ad esempio, uno degli sceneggiatori ormai canonici di Topolino che con Mickey. Uomini e Topo (add editore) ha deciso di raccontare l'ennesima storia dalle orecchie tonde, questa volta attraverso una forma ibrida, un incendio.




Topolino pare essere da subito una presenza ingombrante, Faraci non fa fatica a nasconderlo. Un'immagine cangiante con la quale confrontarsi giorno per giorno tra tradizione e modernità, sempre alla ricerca di una nuova e rocambolesca vicenda da afferrare.
Gli eroi hanno però bisogno di cadere. A noi autori che li amiamo (più ancora di quanto li amino i lettori), tocca il compito di buttarli giù.

Grazie a questo confronto tra uomo e topo, il primo riuscirà a fare i conti con un'urgenza sentita di riscoprirsi e farsi scoprire, mentre il secondo potrà addirittura uscire dalla pagina, diventando reale.

Faraci mi ha restituito un racconto onesto nel quale mostrarsi senza paura, accettando i fallimenti e sottolineando i successi di questo rapporto di amicizia fraterna. Si gioca con la finzione in maniera riuscita e così, senza nessun tipo di esitazione, ecco la possibilità di stringere un rapporto di reciproco rispetto con un topo immaginario diventare un'operazione accettabile.

domenica 12 febbraio 2017

Le nostre anime di notte: l'ultimo regalo di Kent Haruf

Il tempo corre, lascia nel baratro del passato ogni esperienza, ogni frammento di vita felice o doloroso che sia. E così, quando cala la notte, rimaniamo soli nel buio con l'intento di fare valutazioni. Isolati di fronte a un tempo che Kent Haruf deve aver conosciuto bene, quando la sua malattia fece in modo di accelerarlo ancora di più, quando nonostante la sofferenza riuscì ad ultimare Le nostre anime di notte (NNE), l'ultimo romanzo consegnato al suo editore prima di essere avvolto dalla memoria dei suoi lettori.



Dopo la Trilogia della Pianura ecco aggiungersi l'ennesima vicenda ambientata a Holt, cittadina immaginaria del Colorado nella quale abitano anche Addie e Louis, i due vedovi protagonisti di questa storia, pronti a condividere in un letto le rispettive solitudini.

Non parlo di sesso.

Me lo stavo chiedendo.
No, non intendo quello. (...) Sto parlando di attraversare la notte insieme.

Nulla di più semplice di due mani strette sotto una coperta per proteggersi dai dolori passati.

lunedì 6 febbraio 2017

Il giro del miele di Sandro Campani

Due uomini seduti a un tavolo si confrontano sulle loro vite sorseggiando bicchieri di grappa, diluendo il ricordo tra gioie e dolori. Fuori il vento spazza via il tempo e mentre le imposte ci riparano dalle insidie, le ombre del focolare si muovono sui muri, la storia di due famiglie prende forma.  È il Il giro del miele di Sandro Campani (Einaudi).  


Ecco come basta un po' di febbre per confondere le bestie con la gente.





Davide ha gli occhi pieni del suo fallimento: una felicità non più realizzabile, un amore ormai perduto. Decide quindi di liberarsi di un peso non più sostenibile per provare a sentirsi finalmente in pace con se stesso.
Gianpiero è il suo capro espiatorio, pronto ad ascoltare la sua confessione notturna, con un misto di paura e fascinazione, che nelle parole di quel ragazzo che ha visto crescere piano piano inizierà anche a specchiarsi.

A far da sfondo c'è una notte sempre più scura, il vento che continua a soffiare, una lince nascosta e il ronzio delle api. 

La lince si muove in silenzio, da qualche parte, qui fuori. Se custodisce un segreto, dovremmo offrirle in cambio qualcosa, affinché ce lo riveli.


Campani con parole piene, come se ognuna fosse indispensabile alla costruzione di un pezzo di vita, riesce a portare il lettore dentro a vicende apparentemente distanti, attraverso un'esperienza di lettura intensa e avvolgente. 

mercoledì 1 febbraio 2017

La strada del Donbas di Serhij Żadan

La letteratura ucraina, escluso forse Gogol', è uno dei luoghi più inesplorati dalla maggior parte dei lettori italiani ai quali mi sento di aggregarmi. Mi ha aiutato a colmare questa lacuna Voland, editore romano storicamente legato alle voci dell'Est Europa. Tra queste voci figura Serhij Żadan, uno degli scrittori ucraini contemporanei più tradotti al mondo.



La strada del Donbas è un percorso che dalla città ci porta in una provincia piena di terra e colori opachi in cui Herman, il protagonista di questo ritorno alle origini, sarà costretto a recarsi dopo una telefonata del fratello scomparso.

Un viaggio 
attraverso la storia e la contemporaneità, un paese difficile dove mancano la gioia della conoscenza e quella del ritorno.

Un ritorno forzato, seguendo la voce di un familiare, ritrovando chi ci ha sempre accompagnato, nonostante il tempo e la distanza, per affrontare le difficoltà del presente di un luogo statico e corrotto da una politica oligarchica in cui il potere è incatenato da pochi, e non di certo dallo Stato.

Tutto si deciderà quando accanto a te ci staranno i tuoi fratelli d'arme. Ma dove sono, questi fratelli, e chi sono? Ero nelle tenebre, sentivo il respiro inquieto e il battito ardente dei loro cuori decisi. (...) Forse era proprio quello il momento di decidere se restare o andarsene. Io invece dormivo e me lo lasciai sfuggire.

mercoledì 25 gennaio 2017

Regno Animale: il bestiario poetico di Gabriela Mistral

Gabriela Mistral è stata la prima donna latinoamericana ad aver vinto il Premio Nobel alla letteratura nel 1945. Nonostante una parentesi tutta italiana, in cui la poetessa cilena ebbe modo di vivere a Napoli e di consolidare la sua passione per la prosa di Gabriele D'Annunzio, le traduzioni delle sue opere nel nostro paese sono quasi del tutto inesistenti. 
Edicola Ediciones ha finalmente messo fino a questa grave mancanza pubblicando il Regno Animale.



Regno Animale, prosa poetica dell'acqua e del vento. Così recita la copertina di questo volume illustrato. Animali, natura e poesia si intersecano in un racconto colorato dai diversi livelli di lettura.

Il coccodrillo, la foca e il rospo sono i portatori di uno sguardo diretto sul mondo, l'immersione tra le acque crea il mistero pronto a scomparire e a tramutarsi, nel momento dell'emersione, in un nuovo sentimento. L'animale acquatico e l'uomo risultano essere le due entità pronte a relazionarsi sullo stesso livello, a conoscersi e confrontarsi da pari.

Così non è per il cielo e per gli uccelli, da quelli solitari come l'aquila o la cicogna, a quelli dello stormo, del gruppo. La moltitudine di sentimenti che guardano l'uomo dall'alto, sovrapponendosi ad esso, in un viaggio fatto di percorsi multiformi.

-Però da che parte vanno?
-Si sono persi e non lo sanno?

-Ma che pensiero balzano,
non si perde il pellicano!
Noi si, che ci perdiamo (...)

domenica 15 gennaio 2017

L'Illusione Monarca di Marcelo Cohen

La risacca, uno scroscio dopo l'altro, accoglie il moto circolare delle onde. La schiuma bianca cancella ogni segno dalla sabbia in una sfida nella quale il tempo non si stanca mai di giocare. In L'Illusione Monarca di Marcelo Cohen (gran víasono i muri a contenere il gioco, le onde e i loro movimenti.
Mare che allo stesso tempo cancella, libera e imprigiona.



Un penitenziario costruito su una spiaggia, mura indefinite a costeggiarlo, all'interno uomini dal passato oscuro, di fronte una distesa d'acqua cangiante. Questo lo scenario di Marcelo Cohen, autore argentino classe '51, capace di strappare gli apprezzamenti di un certo Ricardo Piglia.

In un paese che ambisce a essere una nazione, in cui gli uomini cadono come pioggia di polline o pietre, ha inizio la resistenza dell'uomo alle dinamiche di una reclusione anomala. Nel mentre il mare continua a brillare.

giovedì 12 gennaio 2017

La memoria di Old Jack. Storia della vita di Jack e della comunità di Port William

Nella storia della letteratura ci sono due tipi di scrittori: i creatori di universi e i creatori di mondi. I primi hanno la capacità di creare veri e propri universi narrativi compenetranti dentro i quali inserire le proprie storie, mentre i secondi, tessono con dedizione e minuzia i loro mondi, i loro giardini, le loro case. Tra questi ultimi non posso non citare Wendell Berry, la sua Port William, la città immaginaria al centro del suo mondo fittizio.

La memoria di Old Jack , l'ultimo romanzo dell'autore americano edito in Italia da Lindau, mi ha permesso di capire meglio questo mondo rurale attraverso chi quei luoghi li abita.



Questa volta sarà la memoria del vecchio Jack a ricordare e connettere tutti i volti di chi Port William la vive e l'ha sempre vissuta. Dal passato al presente i personaggi di Berry si presentano al lettore con semplicità, caratteri ben distinti, ognuno con il suo lavoro da portare avanti e la sua vita da migliorare. 

Nel pieno stile americano, seguendo le orme di Steinbeck, uno degli autori che meglio ha raccontato l'arte dello stare al mondo attraverso un'America molto spesso lontana dalla città, troveremo nei desideri e nelle aspirazioni dei personaggi di Berry anche un po' di noi. 

Le pagine di Old Jack accolgono luoghi della memoria, nuovi incontri e vecchie conoscenze.

mercoledì 4 gennaio 2017

Tokyo Transit. Transito e decandenza di Fabrizio Patriarca

Un biglietto acquistato con l'intento di dare una svolta alla nostra vita. Un aereo pronto ad accogliere le persone che siamo e portarle verso il luogo della rinascita. Per Alberto Roi e Thomas Asca la destinazione è Tokyo: città sconfinata, un popolo culturalmente lontano, il luogo nel quale inserire preoccupazioni, aspettative e ambizioni. Lo sfondo di Tokyo Transit di Fabrizio Patriarca (66thand2nd). 



Una città pronta a mostrarsi al lettore in una veste inedita, in cui il "puzzo d'interiore" avvolge il dolore molto forte di coloro che sono in cerca di una luce nuova e di una regola universale che porti felicità.

A Tokyo le inflessioni del cielo ricalcano spesso l'atmosfera delle autopsie.

Tra sesso, droga e ossessioni il rattristarsi al cospetto dell'eternità è raccontato da una terza persona misteriosa. Questa la guida che ci porterà al cospetto del transito incontrollabile della vita, caratterizzato da passaggi veloci in cui vige la regola del tutto e subito. Non c'è spazio per la contemplazione tutta giapponese; il libero sfogo dell'istinto comanda ogni pedina universale.

Poi ricordò che il giorno, questo passivo maniaco della ricorrenza, è lo spettacolo di una stella di mezza età sfinita dalle repliche.

Tokyo Transit non è un romanzo immediato, è un ritorno a una lingua primordiale. Patriarca tesse una rete di parole multiformi e pronte a colpire il lettore con un tono funebre e luttuoso.

venerdì 30 dicembre 2016

Salam è tornata: l'urlo ecologista di Gianluca Serra

Dieci anni di vita passati in Siria sulle orme di un uccello creduto estinto. 
Salam è tornata (Exorma) di Gianluca Serra è il racconto di un biologo, di un'esperienza travagliata e di un territorio difficile nel quale l'ibis eremita sembra aver fatto ritorno dopo gli ultimi avvistamenti datati a una settantina di anni prima.


© Mahmoud S. Abdallah

Dopo poche pagine mi sono chiesto cosa potesse restituirmi questo tipo di storia così lontana dalla mia esperienza, dal mio rapporto con la natura e dalle mie letture. Come avrebbe potuto coinvolgermi il ritrovamento di uccello e l'affannarsi intorno ad esso era inizialmente un mistero.


Serra invece, contro ogni pronostico, è riuscito attraverso la sua forma ibrida a mettermi di fronte un libro sincero e appassionato, una vicenda dai mille volti. Dietro un animale ho scoperto un mondo con la sua bellezza e le sue contraddizioni create dall'uomo.

La Siria di Palmira ci viene restituita attraverso le sue bellezze, i suoi luoghi dall'aria decadente, quella cortesia del popolo siriano, dei suoi beduini, che sa di antico. Tutto sotto una luce pronta a rimandare ad altre profondità in cui ogni animale deve essere conquistato con pazienza e dedizione. Ecco alcuni degli aspetti inediti pronti a mostrarmi un paese del pre-conflitto attraverso pregi e difetti.

lunedì 26 dicembre 2016

Il peso minimo della bellezza di Azzurra de Paola

L'infanzia non può essere una giustificazione per nessun tipo di colpa. Il suo misto di complessità e fragilità pone continui interrogativi sulla forma di chi, così piccolo, può trovarsi tra dolori grandi non in grado di gestire.
In Il peso minimo della bellezza di Azzurra de Paola (LiberAria), come nella vita, c'è da subito l'intervento istantaneo della madre. L'attimo di naturale protezione che può essere una delle prospettive dalle quali analizzare il complesso rapporto tra madre e figlio.



Una madre pronta, guardando il suo bambino, a interrogarsi profondamente per cercare di comprendere quella sensibilità così articolata.
Come ci vedono i bambini? Questo l'interrogativo dal quale nasce questo racconto ancorato alle cinque fasi di elaborazione del lutto di Elisabeth Kübler Ross.
Passando per negazione, rabbia, patteggiamento, depressione e accettazione, il rapporto materno evolve con il passare del tempo, fermandosi però di fronte a momenti di svolta. Gli stessi momenti così intensi da esser ricordati nel tempo per la loro atipicità.

mercoledì 21 dicembre 2016

Fato e Furia: le maschere dei sentimenti di Lauren Groff

Il più delle volte basta uno sguardo, due occhi pronti a riconoscere chi da tempo stavamo cercando, quella persona pronta a completare il nostro io. Molti lo chiamano destino, Lauren Groff invece, in quell'attimo di convinzione predestinata, tesse con grande naturalezza il suo scontro tra Fato e Furia.



Il matrimonio è alla base dell'ultimo romanzo, edito in Italia da Bompiani, di questa scrittrice americana tanto apprezzata da Barack Obama. Il racconto del più puro dei rapporti di coppia pronto a non passare, come ci si aspetterebbe, per il canonico adulterio, in favore di un percorso fatto di rivelazioni spiazzanti.

Lotto e Mathilde possono sembrare i classici personaggi stereotipati: lui imperfetto ma irresistibile, lei rasente alla perfezione, entrambi pronti ad unirsi con passione e spensieratezza. Un amore pieno ma consumato indossando una maschera pronta a nascondere i dolori, come se di fronte al nostro amato non ci sia spazio per nessuna crepa dell'anima. L'amore così bello e consolatorio da non sporcare con nessuna ombra del passato. Baci tra maschere ma non per questo recitati.

lunedì 12 dicembre 2016

L'arte ormai perduta del dolce far niente di Dany Laferrière

Uno stato di quiete apparente, quello del pensatore completamente assorto nelle sue divagazioni. Un'immagine lontana, quasi ottocentesca, quella di chi seduto davanti un panorama ha il coraggio di porsi domande.
Questo il caso, tutto contemporaneo, di Dany Laferrière e de L'arte ormai perduta del dolce far niente (66thand2nd).

Mentre il tempo scorre pagina dopo pagina, mentre fuori dalla finestra il mondo va avanti, nasce la sorpresa per un libro atipico. Né romanzo né narrazione complessa ma una raccolta vera e propria di pensieri.





Ed è così che questo autore di origine haitiana ci condurrà nelle sue riflessioni strettamente legate alle sue esperienze personali. La vita di un uomo cresciuto nella dittatura e il suo viaggiare -fisico e non- verso le mete più diversificate.

Il punto di arrivo come quello di partenza sembrano non esistere, a favore di una serie di linee, le strade del mondo, e del loro rapporto con l'arte del dolce far niente. Proprio dal nulla, di divagazione in divagazione, questo libro mondo riempie il quotidiano di ritmo, comunicazione, movimento, sensi e letteratura.


La letteratura è una finestra da cui prende il volo lo spirito che la nazione tenta invece di tenere rinchiuso.

sabato 26 novembre 2016

Le Otto Montagne di Paolo Cognetti

Un passo dietro l'altro, attento nell'evitare ogni ostacolo, sulle orme di chi ha un posto speciale nella nostra vita. Ne Le Otto Montagne, il primo vero romanzo di Paolo Cognetti (Einaudi), il sentiero inedito tutto da seguire verso un'esperienza sorprendente e inaspettata.


Cognetti ho imparato a conoscerlo negli anni come uno degli autori più validi del nostro panorama, sempre pronto a indagare temi per nulla scontati, muovendosi attraverso le sue passioni: l'America e la montagna. Quest'ultima lo sfondo pronto ad accogliere la storia di amicizia tra Pietro e Bruno, un rapporto costruito negli anni, da più affetti, da più delusioni e da quel senso di difficoltà che solo la vita e lo scorrere del tempo riescono a metterci di fronte.

Una montagna autentica, allo stesso tempo spigolosa e accogliente, pronta a saperci restituire la nostra infanzia, quella dei suoi abitanti, raccontata in un gioco avventuroso che, estate dopo estate, porterà la scoperta del quotidiano.

La crescita viene accompagnata da figure forti capaci, nonostante le troppe cose da fare, le persone a cui badare, di non cadere, mediare alle regole dei sentimenti senza coltivare malinconie.

Nel sentiero di Pietro, in quello dei suoi cari come in quello della montagna, sarà l'oblio a mantenere ogni cosa intatta. Come se la neve con il suo inverno coprisse il nostro maturare con il suo velo candido di purezza, senza che questo possa veramente occultare il nostro futuro.