domenica 17 settembre 2017

Laia Jufresa: Nella mia casa messicana ho portato la voce delle donne. #LeInterviste

In occasione della quinta edizione de La Grande Invasione, il festival letterario di Ivrea capace di ospitare di anno in anno grandi ospiti internazionale e non, ho avuto l'onore di incontrare Laia Jufresa, autrice messicana di Umami, il suo romanzo d'esordio pubblicato in Italia da SUR.

Umami è una storia di intrecci del dolore, di innocenza, di crescita e sul ritorno a quella normalità della vita strappataci da un lutto. 
In un comprensorio di case un tempo irregolare veicolerà le grandi domande per interrogare il passato e il presente.

In occasione di una colazione, accompagnato da altri blogger, abbiamo avuto modo di parlare di gusti, di violenza, lingua e mura domestiche.
Vi lascio quindi un resoconto delle domande del sottoscritto e di Non Riesco A Saziarmi Di Libri.



Quello dell'umami è un concetto legato al cibo e al suo sapore. Nasce spontaneo chiedersi da dove nasca la voglia di approfondire questo interesse.

Mi è capitato di conoscere la parola umami prima di iniziare a scrivere il libro. Ho scoperto si trattava di quella cosa che trasforma un cibo qualunque, che da solo non avrebbe particolare sapore, in un vero e proprio piatto. 
Volevo capire se questo concetto esisteva anche nell'alimentazione precolombiana, io però scrivo finzione e non antropologia dell'alimentazione e ho quindi trasferito questo interesse a uno dei miei personaggi.  

Mi interessava, però, principalmente scrivere del lutto siccome mi ero appena trasferita dal Messico, un paese ancora pieno di violenza e morte, e nonostante non volessi raccontare direttamente la violenza, volevo parlarne in qualche modo.
Mentre scrivevo ho cominciato ad associare l'umami al tipo di dolore e di lutto che volevo descrivere, mi riferisco al lutto quando sta finendo. Quel momento in cui quella spaccatura si trasforma in qualcosa di diverso e mentre sta terminando si può trasformare in tristezza o allegria, in qualcos'altro, esattamente come l'umami.

giovedì 14 settembre 2017

Le Efemeridi di Cesare Catà

Confrontarsi con i grandi della letteratura e del pensiero moderno è un azzardo per qualsiasi scrittore. I più grandi, seguendo la lezione di Harold Bloom, cercano quasi sempre di occultare quei padri ai quali c'è il rischio di assomigliare.

Diverso il caso di Cesare Catà e delle sue Efemeridi fatte di storie, amori e ossessioni di 27 grandi scrittori, pubblicate nella particolarissima veste di Aguaplano rilegata con filo a vista.



Catà decide di dedicarsi a ventisette figure a lui care, prendendo un particolare momento della loro vita e sviscerandolo, cercando di esplorarlo nelle sue molteplici sfumature.
Si parla di una morfologia del destino da definire, un attimo chiave nella vita di un grande narratore che lo segnerà senza nessuna via di scampo.

Non ho letto né la classica riscrittura né l'omaggio pieno di stereotipi e moralismi determinati da parole mai dette, situazioni eccessivamente estremizzate a favore della narrazione.

Da Kafka, alla Woolfe, passando per Rimbaud e Tolkien, leggeremo di storie di amore pregne di desiderio, di delicatezza, ostacolate da un destino spietato.
Questa la prima categoria di vicende descritte da una voce sempre esterna ma carica di passione e sensibilità.

martedì 12 settembre 2017

Lincoln nel Bardo: il limbo dei sentimenti di George Saunders

Quando un romanzo, prima ancora di essere tradotto in italiano, riesce a muovere un'eco di commenti positivi da parte di scrittori e critici del calibro di Thomas Pynchon, Colson Whitehead, Zadie Smith e la spinosa Michiko Kakutani, le aspettative per quel titolo non possono che aumentare.

Questa è la storia di Lincoln nel Bardo di George Saunders (Feltrinelli), affermato scrittore americano di short stories alla prima prova romanzesca, e di una stranissima esperienza di lettura.



Basti leggere qualsiasi racconto di Saunders per farsi un'idea delle ambizioni di questo autore per il quale gli elementi delle sue storie sono, se presi singolarmente, bizzarri e non-ordinari.
Partendo da fatti storici legati alla figura del Presidente Lincoln ci troveremo in una narrazione corale, fatta di una moltitudine di voci, legata alla morte di Willie, figlio undicenne del rappresentante di una nazione in un periodo critico fatto di guerre e instabilità.

Un padre dilaniato dal dolore per un figlio che verrà catapultato nel bardo, un intervallo di tempo, nel nostro caso uno spazio, tra la morte e la rinascita secondo il Libro Tibetano dei morti preso a modello da Saunders.

In questo luogo l'esperienza muterà, tra la desolazione dei morti, di fantasmi disillusi, il piccolo Willie sarà accompagnato da tre figure grottesche, difficilmente collocabili in qualsiasi dimensione reale ma dal cuore umano e pulsante indurito dalla vita.

Ci sono colpi troppo pesanti per coloro che sono troppo fragili.

mercoledì 6 settembre 2017

Tra la vita e la morte. Le notti blu di Chiara Marchelli

Imprigionati da un lutto privato, passiamo in rassegna i resti di una vita svuotata. Una sensazione inimmaginabile, tranne da chi, come i personaggi de Le notti blu di Chiara Marchelli, si sente dilaniato da un equilibrio dei sentimenti rotto da una scomparsa inaspettata.

Scoperto grazie allo Stregathon, la maratona di lettura a tema Premio Strega, ho letto il candidato di Giulio Perrone Editore alla manifestazione più chiacchierata del panorama letterario italiano.




Chiara Marchelli è una scrittrice divisa tra l'Italia e gli Stati Uniti, i suoi luoghi di appartenenza, punti lontani da unire attraverso la scrittura.

Anche ne Le notti blu tutto potrebbe essere trasformato in figure geometriche attraverso linee immaginarie, seguendo proprio le distanze, linee geografiche o dei sentimenti totalmente invisibili.
È la figura del triangolo a racchiudere tutte le dinamiche di questo romanzo.
Il primo formato da madre, padre e figlio.
Il secondo dai genitori e una donna.
Tra il primo e il secondo manca un vertine, Mirko, quel figlio (e allo stesso tempo compagno) scomparso improvvisamente.

La morte di chi sta male può servire a lasciare spazio alla vita.

domenica 27 agosto 2017

La cosa marrone chiaro e altri racconti di Fritz Leiber

Quando la letteratura fantastica dello scorso secolo incontrò Fritz Leiber, più paradigmi tramontarono sotto l'influenza di questo scrittore americano. Uno dei pochi autori che ha esplorato e rivoluzionato qualsiasi sottogenere del fantastico: dalla fantascienza, passando per il fantasy nelle sue prime varianti sword and sorcery, senza trascurare le numerose storie dell'orrore. 

Nonostante la travagliata storia editoriale, i numerosi alti e bassi dovuti a pubblicazioni indirizzate esclusivamente a un -pubblico di genere-, Leiber è finalmente tornato nell'elegantissima veste di Cliquot, seguendo il piano di recupero dell'editore romano dedicato a grandi scrittori dimenticati.



La cosa marrone chiaro e altri racconti raccoglie una piccola parte della sua vasta produzione horror inedita in Italia, tradotta e curata dall'ottimo lavoro di Federico Cenci, ferratissimo studioso e appassionato leiberiano in grado di spostare l'attenzione e valorizzare l'importanza di Leiber all'interno di questo genere.

Storie inedite scritte tra gli anni '40 e i '70 (non per questo di serie B), grazie alle quali ho potuto colmare una lacuna non indifferente, aiutato anche da un'introduzione fondamentale per contestualizzare alcuni aspetti più obsoleti di queste vicende visionarie.

Leiber gioca da subito con il genere, scimmiottando con intelligenza qualsiasi tipo di stereotipo per incontrare il favore delle riviste del tempo tra ragni giganti, demoni e streghe, creando storie oggi sicuramente non sorprendenti, in qualche modo superate, ma comunque capaci di catturare il lettore con atmosfere riuscite e una scrittura sempre mutevole.

domenica 30 luglio 2017

Mi chiamo Sara, vuol dire principessa di Violetta Bellocchio

Sono arrivato alla scrittura di Violetta Bellocchio diversi anni fa quando minimum fax decise con L'età della febbre di selezionare, in un libro molto sperimentale, le voci italiane che meglio sapevano raccontare il nostro tempo.
La Bellocchio era tra queste e, seguendo la mia indole di lettore curioso, ho voluto leggerla in una forma più distesa approfittando dell'uscita di Mi chiamo Sara, vuol dire principessa, il suo ultimo romanzo edito Marsilio.




Sara è una ragazzina apparentemente come tante, desiderosa di scavalcare i confini del suo paesino verso la grande città e le grandi aspettative del suo futuro.

Poco più di una bambina, da sola, tra le strade degli anni Ottanta in fuga dalla sua famiglia, fino all'incontro con un discografico e la televisione, con il successo degli anni in cui tutto è possibile.

Ho visto Sara crescere, confrontandosi con una bestia interiore, cercando di definire la propria identità con non poche difficoltà. Ho visto una bambina sfiorare una ragazza per poi lasciarla andare e diventare una cosa con indifferenza, guardando alla maturità come a un miraggio.

Il dolore non era niente, pensavo, il dolore non lasciava tracce.

domenica 23 luglio 2017

Corruzione: la giustizia di Don Winslow

New York è un cuore pulsante formato da frenetiche entità. Ogni suo distretto è un microcosmo autonomo in cui bene e male lottano ogni giorno per la conquista del domani. A regolare questo atavico scontro la Da Force, una sezione di agenti speciali. Quelli che si muoveranno tra le pagine di Corruzionel'ultimo lavoro di Don Winslow edito Einaudisono infatti uomini duri, temprati dalla strada, senza nessuna paura.

Dopo il successo mondiale di libri come Il potere del cane e Il cartello, Winslow torna tra le sue strade, abbandonando la narrazione corale per seguire l'inaspettata vicenda di Denny Malone, poliziotto chiave per l'equilibrio di questa immensa città.








Corruzione ha avuto sul sottoscritto lo stesso effetto di una dipendenza, una cosa molto comune tra le strade della Grande Mela. Impossibile staccarsi da una storia costruita su un plot per certi versi visto e rivisto, ma narrata con l'abilità dei grandi narratori. Ritmo serrato, personaggi caratterizzati magistralmente e un'alternanza di momenti ironici e di inaspettata decadenza. Ecco la formula per poter spingere ogni lettore a concludere le 542 pagine del romanzo in poco meno di tre giorni.

Malone tiene a freno il suo distretto con le buone e le cattive, il male in alcuni casi sembra possa essere combattuto solo ad armi pari e sfociare nell'illegalità sarà cosa naturale. Così Winslow per combattere i mostri della malavita ne crea altrettanti e li mette da subito nella posizione di chi ha sbagliato tutto dalla sua vita.

Malone è stato fottuto e dietro le sbarre di una cella andrà in scena un percorso di flashback e flashforward verso la distruzione di un uomo e delle dinamiche di potere esercitate da questo. Un Dio della strada, apparentemente intoccabile pronto però a crollare una volta ostacolato da un sistema più forte del singolo. È Davide contro Golia con gli omicidi, lo spaccio e la mafia.

domenica 9 luglio 2017

Guillem López: Challenger e il senso della meraviglia. #LeInterviste

Florida, 28 gennaio 1986. Lo space shuttle Challenger, dopo più di un minuto dal suo decollo, esplode in diretta televisiva. Un evento del quale ignoravo ogni tipo dettaglio, un pezzo di storia americana preso in prestito da Guillem López, un giovane scrittore spagnolo di successo mondiale, pubblicato per la prima volta in Italia da Eris Edizioni.

In occasione della 30ª edizione del Salone del Libro, durante una colazione, ho avuto l'onore di parlare con l'autore del suo Challenger.




Un romanzo per racconti, così potremmo definire questa narrazione fatta di 73 frammenti, una moltitudine di storie diverse che coinvolgeranno altrettanti protagonisti nel momento di questa tragedia a stelle e strisce. Menzione speciale per la curatissima edizione italiana tradotta da Francesca Bianchi e arricchita dalle illustrazioni di Sonny Partipilo.

Ogni singola scena viene condizionata ed è legata a questo evento, vero e proprio perno di tutti i racconti. Uno spartiacque dal quale López ha deciso di partire per intersecare le sue storie.

Ho scelto di raccontare partendo da questa tragedia perché sono uno scrittore di genere fantastico, in questo caso di fantascienza e avevo bisogno di unire un evento che fosse parte dell'immaginario collettivo e di accostarlo a una realtà incontestabile, inconfutabile come quella dell'incidente al Challenger. 
Questo è esistito, la tragedia è accaduta realmente e questa era la maniera perfetta per unire reale e fantastico e accordarli insieme. Questa relazione sono convinto riesca a creare una catarsi nel lettore: mettere appunto nella realtà, in quello che abbiamo tutti i giorni, l'elemento fantastico, l'inaspettato, il senso di meraviglia.

martedì 4 luglio 2017

Sull'essere BookTuber e nuovi inizi.

Da un paio di mesi a questa parte non mi sono più seduto di fronte alla videocamera per parlare dei libri che mi stanno accompagnando, delle grandi piratate dell'ultimo periodo e di qualsiasi argomento inerente a questa mia grande passione.

Non posso però nascondere quanto mi manchi creare un video e, nonostante il poco tempo, rimane forte il desiderio di alimentare quel dialogo su YouTube capace di formare il mio essere lettore al quale sarò e sono sempre riconoscente. 



Tra me e questa intenzione due computer ormai obsoleti e incapaci di assistermi in qualsiasi operazione di editing.

Ancora di salvezza questo spazio, una forma totalmente di diversa, non equiparabile al bacino di utenza di YouTube ma che comunque negli anni sta continuando a crescere. Gli articoli vengono letti, condivisi, lo dimostrano i numeri e un dialogo ininterrotto tra i lettori e le lettrici con i quali discutevo -e discuto- nel box commenti dei miei video che ora continua attraverso qualsiasi social.

Un articolo e un video non sono la stessa cosa, mi permettono di parlare di libri in maniera del tutto diversa. Più pensato e sofferto il primo, più di pancia il secondo (al quale segue un grande lavoro di editing per eliminare tutte le cavolate dette e dare una struttura al discorso). Alcuni libri chiamano addirittura in maniera naturale la forma più efficace per intavolare una discussione, come ad esempio la letteratura di genere che ha trovato nei video del mio canale un'oasi, a differenza del blog, luogo nel quale è quasi del tutto assente. Potrei fare altri esempi ma veniamo a noi.


Qualcuno mi ha scritto sul perché dell'assenza, qualcuno aspetta il prossimo BookHaul, qualcuno il prossimo video singolo. Tutti potrebbero essere accontentati siccome nelle prossime settimane potrei appoggiarmi temporaneamente ai potenti mezzi di Non Riesco A Saziarmi di Libri.

Nel mentre l'estate avanza e il lavoro si fa sempre più intenso, quel lavoro che oltre a permettermi di racimolare soldi per quella cosa chiamata vita, mi dovrebbe permettere di risolvere questo problema verso settembre, momento nel quale potrò permettermi un Pc nuovo.

Ci sono le scorciatoie è vero. 

domenica 2 luglio 2017

Una coltre di verde: la commedia umana di Eudora Welty

Da un anno e mezzo l'ormai consolidato scarafaggio di Racconti Edizioni sta continuando a portare nel panorama italiano nomi e raccolte di tutto rispetto. Autori contemporanei da dover necessariamente valorizzare e grandi recuperi, grandi autori del passato tra i quali figura anche Eudora Welty.

Autrice americana che nonostante avesse vinto un Pulitzer veniva ignorata dal sottoscritto. Solo dopo aver letto Una coltre di verde, la sua raccolta di racconti d'esordio, mi sono accorto di quanto grave fosse questa lacuna.



Tutte le storie della Welty si muovono in uno spazio privato ma allo stesso tempo collettivo. L'America del Sud, quella in cui questa autrice ha vissuto per tutta la vita, cercando nel suo quotidiano, nel suo mondo privato, di decodificare tutto ciò che la circondasse. La stessa terra raccontata da autori del calibro di Flannery O'Connor o Faulkner (con il quale la Welty si incrociò più volte in qualche salotto).

Mi sono trovato di fronte un occhio indagatore, voglioso di analizzare tutte le emozioni degli uomini e delle donne di un territorio arido e soffocante, ma in parte, per tutti i sentimenti universali dispersi nella sua vastità, anche nostro.

I diciassette racconti di Una coltre di verde, se accomunati per struttura e per le loro caratteristiche ricorrenti formano due grandi gruppi distinti, due diverse tipologie di racconto dentro le quali ho scorto l'essenza di questa autrice al suo esordio.

martedì 27 giugno 2017

Tra Dio e l'infinito. La stanza di Therese

Le nostre vite sono fatte anche di periodi di blocco, quei momenti in cui ogni certezza vacilla nel dubbio. Le convinzioni e le nostre esperienze vengono in qualche modo attraversate da domande più grandi di noi, cavilli insidiosi o quesiti che nessun uomo è riuscito ancora a risolvere.

La stanza di Therese di Francesco D'Isa, l'ultimo libro della consolidata collana romanzi di Tunué, parte proprio da questo momento di profonda interrogazione, da un esperimento inedito e stimolante.





Therese, la protagonista del romanzo, ha deciso di ritirarsi in una stanza d'albergo. Luogo nel quale, persa nella sua solitudine, cercherà le conferme tanto desiderate. Durante il passare dei giorni sarà fondamentale la corrispondenza epistolare con la sorella, l'unica persona coinvolta da questa ricerca macchinosa e segreta.

Lo scambio grafico-epistolare fa' di questo libro il primo esemplare mai esistito legato a questa forma.
Quello di D'Isa si presenta da subito come un lavoro graficamente indiscutibile e curato in ogni singolo dettaglio per dar risalto a un dialogo familiare-filosofico.

Una discussione necessariamente filosofica in luce dell'obiettivo di Therese, quello di confrontarsi con il concetto di infinito, di dare una finitezza, una concretezza all'irraggiungibile. Scoprire inaspettatamente la vicinanza tra l'infinito e Dio, sarà lo stimolo successivo, il momento più stimolante. 

venerdì 16 giugno 2017

Happy Hour: il decadentismo femminile di Mary Miller

Mary Miller l'avevo scoperta con Last days of California, il primo romanzo di questa giovane autrice americana, scommessa azzeccata della ex-collana BlackCoffee di Edizioni Clichy. Sono passati diversi anni, quella collana è diventata un editore e il nome di Mary Miller è stato un ritorno più che gradito in luce della bravura dimostrata.

Happy Hour è la raccolta racconti precedente a quel romanzo on the road tanto amato e che, come tutte le storie curate da casa Black Coffee, si è rivelata un'esperienza strana e per nulla confortante.



Sedici storie di donne, raccontate, vissute ed elaborate da altrettante donne. Un cerchio tutto al femminile nel quale mi sono ritrovato da subito spaesato, in un mondo non mio, distante per natura e solidarietà maschile.

Il racconto degli ex, di tutti quegli uomini dai quali fuggire senza nessun rimpianto, è l'espediente per ricostruire una gamma di esperienze assurde in cui donne fragili, insicure, cercano nei dettagli, negli oggetti del mondo, i loro affetti e le loro mancanze.

Di fronte a presenze maschili apparentemente forti le ho viste adattarsi a delle vite vuote, chiedendomi come fosse possibile, come al sapere di determinati avvenimenti li accettassero con rassegnazione. Il confronto con l'altro sesso, qui tra queste pagine risulta fondamentale, un banco di prova per la sfida della vita.

Tutti ti lasciano qualcosa; avremmo ben poco a questo mondo, senza le persone che abbiamo incontrato.

mercoledì 14 giugno 2017

Chilean Electric di Nona Fernández

Negli ultimi mesi il nome di Nona Fernández è stato una costante tra le letture del sottoscritto. Vuoi perché ha saputo conquistarmi nuovamente riga dopo riga, vuoi perché attorno a questa scrittrice cilena i suoi editori italiani stanno facendo un ottimo lavoro di -meritata- valorizzazione.

Dopo aver sofferto per la rabbia di Mapocho (gran vìa), il suo libro d'esordio, sono passato per Chilean Electric, l'ultimo lavoro edito da Edicola Ediciones, rimanendone colpito per l'ennesima volta.


Quando la luce è arrivata a Santiago ho visto cambiare tutto. Nel buio più profondo ogni sagoma ha acquisito la sua forma con grande stupore. Nessuno ricordava delle notti illuminate, come se fossero impossibilitati a farlo e il ricordo fosse perso nella tenebra.

Al tocco di un semplice interruttore, la luce ha risuscitato per la prima volta il giorno in un paese in cui alla scomparsa, alla morte, si è abituati.

Mi disse che la luce elettrica si burlava del tempo e questo nessuno, nemmeno chi aveva la mente illuminata, poteva farlo.

Anche il tempo è stato piegato, tutto è diventato confuso, passato e presente sono diventati una sola entità e per orientarmi mi sono affidato al racconto dei più anziani. Ho vissuto una storia tramandata oralmente da chi c'era quando quell'interruttore fu schiacciato in una piazza affollata piena di speranza. Una storia che nonostante la distanza mi ha coinvolto in prima persona lasciando dettagli profondi da elaborare, da contemplare con l'immaginazione e da illuminare con cautela in un gioco di verità e menzogna.

domenica 11 giugno 2017

Un'imprecisa cosa felice di Silvia Greco

Tamponare il dolore in seguito a un lutto non è mai semplice. Ci sono vite dedicate alla commiserazione e al ricordo di chi ci ha lasciato. Ci sono vite in cui questo dolore non viene mai arginato. 

Come ci comporteremmo di fronte a una morte inaspettata sarebbe meglio non saperlo o, nel peggiore dei casi, ricordarlo. Nel caso invece di una morte tragicomica, una di quelle che solo i cartoni animati sanno mostrarci, l'esperienza potrebbe complicarsi ulteriormente. 

Queste sono le premesse di Un'imprecisa cosa felice, il romanzo d'esordio di Silvia Greco edito da Hacca edizioni e arricchito dalla delicatissima illustrazione di Maurizio Ceccato.





Quelle di Marta e di Nino sono due vite che con la morte hanno un rapporto molto stretto. Sono due anime bizzarre le quali camminano in un mondo privato, intimo, capace di oscurare la realtà e di far perdere coloro che nella disillusione cercano il conforto.

Marta e Nino hanno perso in maniera ridicola una parte di loro stessi, rimanendo da soli, con qualche giocattolo rotto tra le mani.

lunedì 29 maggio 2017

Krys Lee: vivere sotto chiave è una forma di morte quotidiana #LeInterviste

Quello della Corea del Nord è un regime duro in cui le identità personali faticano ad emergere, sembrano non esistere. Un territorio storicamente difficile, protagonista continuo del nostro tempo.

In occasione della trentesima edizione del Salone del Libro di Torino ho avuto modo di incontrare chi questo paese ha provato a raccontarlo. Ho chiacchierato con Krys Lee, del suo ultimo romanzo Come siamo diventati nordcoreani (edito Codice), della sua narrazione in prima persona attraverso tre punti di vista differenti e della sua intenzione di ridare la vita a coloro che sono stati annullati.



Questo libro proviene ovviamente dal mio lavoro come attivista grazie al quale ho avuto modo di ascoltare negli anni moltissime storie. Ho anche moltissimi amici nordcoreani ma questo per uno scrittore può rappresentare solo uno svantaggio perché devo scrivere partendo dalla mia esperienza personale e allo stesso tempo rispettare tutte le storie che ho conservato nella mia memoria. Questo è un vero e proprio fardello che mi porto addosso proprio perché si tratta di creare da qualcosa che ho sentito e ho dovuto trasformare.

Tante sono le storie abbracciate dall'autrice, le vite capaci di attraversare un confine o fare ritorno nel proprio paese di origine per un futuro o per ritrovare se stessi.
Danny, Yongju e la giovane Jangmi rappresentano tre condizioni, tre stati sociali differenti, messi a contatto con il regime, la religione e le tragedie di ogni esperienza individuale.

Nelle mie storie ci sono molti momenti autobiografici quindi si parla moltissimo di me e tutto proviene da una conoscenza generale, da quello che sapevo della situazione in Nord Corea ma, come in ogni mio libro, c'è sempre la mia immaginazione, i miei sentimenti, il mio bisogno di esprimere le mie idee. Si tratta di potere, di ingiustizia, si tratta di amore e di tutto quello che voglio comunicare di volta in volta.

venerdì 26 maggio 2017

La lettura come benessere: viaggio nell’opera di David Foster Wallace. #MaggioDeiLibri

In occasione della settima edizione del Maggio dei Libri, la campagna nazionale promossa dal Centro per il libro e la lettura per promuovere il valore sociale della lettura, sono stato chiamato per seguire -nel mio piccolo- questo nobile intento. 

Tante le ricorrenze e le tematiche da poter sposare per costruire un evento appassionato fatto di letture, racconti personali e aneddoti. Dal connubio tra libri e legalità, al focus sui paesaggi letterari (che sento di aver già approfondito nell'ultimo anno con le varie serate a tema America rurale), passando per gli anniversari di scrittori illustri come Tolkien, Pirandello, Austen, ecc.




Un tema in particolare ha però attratto la mia attenzione, vuoi per la mia sensibilità nei confronti di questo, vuoi per il nome di questo blog nel quale parlo dei miei libri, ma l'importanza della lettura come benessere trovo sia uno degli aspetti imprescindibili per qualsiasi esperienza di lettura.

Grazie a un prezioso suggerimento ho poi scoperto di un anniversario a me molto caro: trent'anni precisi dalla pubblicazione della Scopa del sistema, il primo romanzo di un certo David Foster Wallace.

Foster Wallace e il benessere. Il benessere e Foster Wallace. Molto mi sono interrogato sull'argomento, arrivando a diverse conclusioni per le quali potrei sostenere quando la letteratura di questo scrittore americano scomparso tragicamente possa essere discussa partendo dall'esordio per finire con gli ultimi libri incompiuti.

Il 5 giugno alle ore 18.00 mi farebbe piacere vedervi alla Biblioteca Civica Centrale di Torino per una chiacchierata informale, per un piccolo viaggio attraverso la produzione di uno dei miei amori letterari, per creare il nostro personale antidoto contro la solitudine.

lunedì 15 maggio 2017

Sui Confini dell'Europa: un viaggio sulle frontiere di Marco Truzzi

Nel nostro presente, in questo tempo così veloce e burrascoso, capire la contemporaneità non è per nulla facile. Troppe volte ci affidiamo a valutazioni superficiali o imbastite di ideologie sicuramente inadatte ad aiutarci nella comprensione di un'immagine fatta oggi di tensioni e sempre più muri a oscurare la vista.



Sui confini di Marco Truzzi, il nuovo titolo della collana Traversi di Exòrma, parte dai nostri confini europei per provare a osservare e definire questa necessità, partendo dalla visita alle frontiere, alle divisioni del nostro continente.

Un viaggio 
in un'Europa fragile intrapreso insieme al fotografo Ivano Di Maria, per poter sottolineare quanto stia succedendo su quei confini tanto diversi tra loro che stanno segnando un'epoca. In un'Europa sotto pressione l'identità potrà essere riscoperta addirittura in queste intersezioni.

Qui s'incontrano, dunque, la frontiera e la sua cancellazione, l'Europa e la sua negazione.

giovedì 11 maggio 2017

Piccoli racconti di un'infinita giornata di primavera di Natsume Sōseki

Nel parlare dei Piccoli racconti di un'infinita giornata di primavera di Natsume Sōseki, occorrerebbe fare alcune precisazioni apparentemente banali ma non scontate in un momento in cui la letteratura giapponese si è ritagliata uno spazio così grande tra appassionati e non.

In questo caso mi sono quindi approcciato alla lettura contestualizzando cosa avevo di fronte, tenendo ben presente di dover nuovamente affrontare una cultura lontana e che questa, l'avrei filtrata e assorbita attraverso i racconti di un classico, di una delle voci nipponiche più riconosciute ma non ancora affrontata dal sottoscritto. 



Ho trovato venticinque episodi di vita privata trasformati in questi brevi racconti risalenti al 1910 e pubblicati per la prima volta in Italia da Lindau, grazie a un non facile e riuscito lavoro filologico. 

Su Natsume Sōseki tanto potremmo dire, in luce anche della sua consolidata diffusione italiana, volendo però non essere pedanti basterà accennare a un'infanzia estremamente difficile fatta di affetti mancati e di svariate esperienze legate alla lingua inglese di cui era studioso e ricercatore.

Da qui si dipanano i ricordi, le suggestioni riprese in questi frammenti capaci di restituirci il Giappone di inizio secolo, i suoi colori, i suoi odori e le sue tradizioni riuscendo ad essere sorprendentemente moderni. Da non tralasciare la parentesi londinese, descritta con un misto di perplessità e nostalgia verso la tradizione.

lunedì 8 maggio 2017

Tutto in ordine e al suo posto: i racconti di Brian Friel

Sono un lettore molto attento al racconto, a quella forma così breve e non sempre immediata che tanto ha saputo affascinarmi negli ultimi anni. Da appassionato sono alla continua ricerca di nuove voci meritevoli, di piccoli istanti capaci di emozionarmi, scovati questa volta tra le ultime uscite di marcos y marcos.

Tutto in ordine e al suo posto è una selezione accurata dei migliori racconti di Brian Friel, una raccolta calibrata da Daniele Benati con l'intento di dar il massimo risalto a uno dei maggiori esponenti del teatro irlandese e non, in Italia ancora troppo poco conosciuto.


I dieci racconti ad ambientazione irlandese sono dieci finestre che affacciano sui piccoli momenti della vita e nel farlo coinvolgono con naturalezza il lettore nel loro panorama. 

Solo i grandi scrittori di short stories riescono in una singola pagina a trascinare il lettore nella vicenda, fornendo moltissimi dettagli e una molteplicità di suggestioni. Con Friel non solo questa grande capacità viene confermata, ma si impone un senso di immediatezza, quello per il quale dopo tre righe tutto sarà definito e -nostro-.

Le sue sono immagini nitide legate a un paese apparentemente facile in cui i rapporti tra gli uomini si fanno protagonisti del quotidiano. Uomini, donne e bambini saranno messi di fronte alle illusioni più dolorose ma al tempo stesso necessarie per poter pensare di vivere con serenità e superare i momenti più bui.

giovedì 4 maggio 2017

Il Mapocho di Nona Fernández

Parlare di Nona Fernández è un'operazione estremamente complessa. Voce consolidata della letteratura cilena contemporanea torna tra le mie mani con Mapocho, il suo romanzo d'esordio, pubblicato questa volta da gran vía.

Dopo averla scoperta con il sorprendente Space Invaders (Edicola Ediciones) mi ero fatto una vaga idea sul come sarebbe stata questa esperienza di lettura, sperando di potermi sbagliare e di evitare l'ennesimo massacro emozionale. Così non è stato.

Ci troviamo di fronte un'autrice violenta e raffinata. Una letteratura che attraverso il ricordo si fa antidoto al dolore, indagatrice della realtà e del paese a cui è legata. La difficoltà è quella di rimanere indifferenti.


Mapocho è quell'esordio dalla maturità inaspettata per struttura, tematiche e scrittura. Alla Fernández sembra non mancare niente, nemmeno il coraggio. Così ci si ritrova subito tra i morti, davanti un fiume, stringendo tra le mani un'urna funeraria con la consapevolezza di essere maledetti perché a Santiago tutti lo sono, ogni nascita diventa una sorta di maledizione.